Irene Grandi in blues "Omaggio il primo amore"

Stasera al Cubo la cantautrice ripercorre trent’anni di storia della musica. Da Otis Redding a Mina e Pino Daniele, che la scelse per la vena di ’malinconia’.

Irene Grandi in blues  "Omaggio il primo amore"
Irene Grandi in blues "Omaggio il primo amore"

di Amalia Apicella

’IO in blues’ è un atto d’amore da parte di quella bambina che ha scoperto la sua voce nell’androne delle scale prima e cantando in chiesa poi. È un tributo appassionato da parte della ragazzina che con Otis Redding, Aretha Franklin e Etta James ha iniziato ad esibirsi, nei locali di Firenze, per 20mila lire. "E mi sembravano anche tanti – sorride Irene Grandi – perché io mi divertivo e mi pagavano pure!".

’IO in blues’ è anche un viaggio, tra gli anni ’60 e ’90, di un’artista che riavvolge il nastro e ci mostra "il mio primo amore. I miei i miei maestri e le mie cantanti preferite". Willie Dixon, Tracy Chapman, Sade, ma anche Pino Daniele, Lucio Battisti, Mina, e alcuni suoi brani riarrangiati in chiave rock-blues. L’appuntamento è stasera alle 21,15 al Cubo in Porta Europa (piazza Vieira de Mello).

Irene Grandi, cosa si ricorda di quei primi concerti?

"Ci divertivamo da morire. Suonavo in un piccolo locale della mia città e avevamo creato un gruppo di fan. Proporre lo stesso repertorio blues di allora significa tornare al primo amore".

È stato Pino Daniele a sceglierla a 25 anni proprio per la sua vena blues...

"La notò in alcuni miei brani come ’Dolcissimo amore’ e mi scelse per cantare quel grande successo che è stato ’Se mi vuoi’. Ero appena uscita con il secondo disco quando Pino mi volle accanto a sé. Ero giovanissima e lui fu molto generoso".

E della sua formazione blues fanno parte anche i Blues Brothers?

"Quel film mi ha letteralmente folgorata, è stato rivoluzionario. In più c’era Aretha Franklin: un faro per me. E i Blues Brothers stessi, con quell’atteggiamento rock n’ roll, ironico e un po’ irriverente, mi hanno conquistata. Mi sento molto influenzata dalla loro originalità. Mi toccarono tanto, segnarono il mio modo di essere e la mia musica".

Loro erano in missione per conto di Dio e lei ha ’scoperto’ la sua voce cantando in chiesa...

"Sì, il riverbero naturale che si crea quando canti in chiesa, mi ha fatto scoprire la bellezza della voce. Quando finivo di ’esibirmi’ non c’era l’applauso, quindi cantavo non tanto per gratificare il pubblico quanto per riprendere l’anima in mano".

Mina, invece, è stata il suo punto di riferimento tra le voci italiane.

"Ho amato l’eccezionalità nella sua voce, nella sua presenza sul palco, nei suoi look. È una donna estremamente elegante, ma anche vivace. Quindi sì, devo dire che è stata un punto di riferimento importante, omaggerò anche lei stasera".

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