La citofonata di Salvini al Pilastro. Per Yaya quattro mesi in prova

La decisione del tribunale dei minori per il ragazzo protagonista del siparietto "Scusi, lei spaccia?"

La citofonata di Salvini al Pilastro. Per Yaya quattro mesi in prova

La citofonata di Salvini al Pilastro. Per Yaya quattro mesi in prova

Yaya Labidi – il protagonista del famoso siparietto della citofonata del leader della Lega Matteo Salvini, che durante la campagna elettorale per le regionali del 2020 suonò al suo campanello e gli pose la famosa domanda "Scusi, lei spaccia?" – se tutto va bene tra quattro mesi finirà di saldare il proprio debito con la giustizia. Il tribunale per i minorenni, infatti, ha accolto la richiesta presentata dal suo difensore, l’avvocato Bruno Salernitano, e stabilito che il giovane oggi ventenne sia sottoposto alla messa alla prova, per quattro mesi appunto, come misura alternativa alla detenzione. In questo periodo, dovrà continuare a lavorare regolarmente – è infatti stato assunto a tempo indeterminato da un’azienda – e svolgere l’attività di volontariato selezionata per lui dai servizi sociali. Poi sarà definitivamente libero.

Ma occorre un passo indietro. Il polverone su Yaya, al secolo Faouzi Yassin Labidi, si scatena appunto nel 2020, quando Salvini suonò al campanello di casa sua, in via Deledda, davanti a stampa e telecamere. Dopo esattamente un anno però, si scoprì che in quell’appartamento al Pilastro si spacciava per davvero. e i genitori dell’allora diciassettenne, Faouzi Ben Ali Labidi e Caterina Razza, furono arrestati dai carabinieri, che trovarono in casa loro droga e armi. Nel maggio 2022, poi, fu il ragazzo stesso a finire ai domiciliari, mentre suo padre e suo fratello andarono in carcere e la madre e la sorella furono denunciate, a seguito della maxi inchiesta di Dda e polizia che portò a 43 indagati e 25 misure cautelari. Altri dieci ragazzini finirono nel fascicolo, tutti tra i 15 e i 17 anni: otto erano ieri a processo. Sei, tra cui appunto Yaya, hanno ottenuto la messa in prova; due sono stati perdonati. A tutti erano contestati episodi di piccolo spaccio di cocaina, e solo a Labidi era contestato il reato associativo, poiché ritenuto il capo dei ragazzini nonché uno dei "cavalli" più fidati dei capi del clan del Pilastro, tra cui spiccavano appunto i suoi parenti più anziani. I Labidi maggiorenni, lo scorso maggio sono stati condannati in primo grado: il padre a due anni e mezzo, la sorella a tre mesi, la madre a un anno, il fratello Mohamed a quattro anni e mezzo. Tutti, tranne Mohamed che ha violato la misura cautelare, sono oggi liberi, ma non vivono più al Pilastro.

Dopo i tre mesi di obbligo di permanenza in casa, Yaya ha seguito un periodo di prescrizioni disposte per lui dal tribunale dei minori: tra le altre cose, ha dovuto seguire due anni di percorso ’trattamentale’, affiancato dai servizi sociali, per "rimettersi in riga", riassume efficacemente il suo avvocato Salernitano. Ora, il ventenne "si è affrancato dal crimine, così come gli altri cinque miei giovani assistiti – chiarisce il suo difensore –. Il tribunale ha riconosciuto l’impegno che hanno messo nel cambiare vita. Questo processo e ciò che ne è seguito li ha molto spaventati, e il percorso rieducativo dei servizi sociali ha funzionato benissimo. Ha promosso il riscatto sociale di questi ragazzi e offerto loro l’opportunità di mettere la testa a posto. Sono entusiasta del risultato".

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