La Pasqua dell’arcivescovo: "Pace, occorre sperare"

Matteo Zuppi ricorda le sanguinose guerre in corso e il dramma dei migranti

Nell’arco di tempo che va della festa di Pasqua del 2023 a quella che è stata celebrata domenica, il mondo è indubbiamente peggiorato tanto che viene da chiedersi se esista davvero quel Dio che ha vinto la morte e nel caso ci sia perché abbia voltato le spalle ai più deboli. Le due domane nascono da quel senso di disperazione che è alimentato dal perdurare della guerra in Ucraina, dalle vittime israeliane e palestinesi, da chi continua a scappare da una morte certa e poi annega nel mar Mediterraneo, o da chi pensa che all’orizzonte non ci sia nulla di buono. In questo clima di scoramento, ritrovare la fiducia nel futuro è stato il tema centrale delle omelie del cardinale Matteo Zuppi durante le celebrazioni pasquali.

"Sono tante le nostre speranze deluse – ha spiegato l’arcivescovo nella messa di domenica –. Tutti noi speravamo che ci fosse la pace e che vincessero le ragioni così evidenti di amore, di non vedere i piccoli piangere e di proteggere tutte le vite. Gesù non ci dà una risposta che risolve e cancella queste delusioni, ma si compromette continuando a cercarci per accendere nel nostro cuore quella speranza che ci porta poi ad agire. Dona se stesso e ci chiede di ospitarlo, affinché anche noi doniamo noi stessi e ospitiamo il nostro prossimo. In questa notte terribile del mondo abbiamo bisogno di lui e del suo amore per combattere quell’odio che sta accecando l’uomo tanto da distruggerci a vicenda in tanti luoghi del mondo".

Anziché compromettersi davanti alle difficoltà del quotidiano l’uomo spesso preferisce la fuga cercando un angolo virtuale tutto suo dove poter stare tranquillo. "Il Signore non vende pacchi di ’like’ sui social – ha ricordato Zuppi nella veglia del sabato –, magari per celebrare una foto modificata grazie alla quale ci si sente appagati e più importanti, ma ti mette davanti a te stesso così come sei. Non ti fa scappare dalla realtà. Se cerchiamo un Signore che ci fa stare tranquilli abbiamo sbagliato tutto. Iscriviamoci ad un’altra religione tanto ormai tendenzialmente ognuno ha imparato a fare quello che vuole. Il Signore ti fa vedere la vita come è, non fa finta. Ti porta sotto la sua croce, che in realtà è la nostra. Non la sceglie lui, ma ci sale perché tutti noi ci saliamo e tanti purtroppo li inchiodiamo noi che curiosamente ci adoperiamo per costruire ancora più croci. Follemente ne produciamo quando potremmo toglierle, basta pensare alla fame o alla gente che scappa dalla guerra, ma non lo facciamo. Gesù ci sale proprio perché la croce non sia l’ultima risposta e dia a noi la forza per vincere il male".

Domenica mattina la Cattedrale ha ospitato la Divina Liturgia celebrata per i fedeli ucraini di rito greco-cattolico ricordando che per volontà di papa Francesco la Chiesa di San Michele dei Leprosetti è la prima parrocchia di una nuova diocesi, che si estende in tutto il territorio nazionale, creata ad hoc per gli ucraini di rito orientale.

Massimo Selleri

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