’La stanza indaco’ diventa film per raccontare i legami in corsia

Il libro di Costanza Savini e Gianfranco Di Nino nell’obiettivo della cinepresa di Marta Miniucchi.

’La stanza indaco’ diventa film per raccontare i legami in corsia

’La stanza indaco’ diventa film per raccontare i legami in corsia

Indaco è il colore che assume la sala della terapia intensiva di notte. Quando si accendono le luci del reparto che occorrono al personale per vedere e ai pazienti per riposare. Prodotto da Genoma Films e diretto da Marta Miniucchi, ’La stanza indaco’ diventa una pellicola ispirata al libro omonimo della scrittrice Costanza Savini e del medico Gianfranco Di Nino. Liberamente tratto, il film mantiene l’ambientazione a Bologna e la storia, romanzata ma vera, che si snoda attorno all’amicizia tra due giovanissimi, Romeo e India.

Miniucchi, quando inizierete a girare?

"Verso i primi di marzo, sono previste cinque settimane di riprese. Adesso sono ancora in corso i casting".

Anche la città è protagonista della storia…

"Bologna lo sarà con i suoi viali, gli ippocastani, le strade affollate, le ambulanze nel traffico. E poi il Sant’Orsola, e la terapia intensiva all’undicesimo piano".

In che modo il film si discosta dal libro?

"Nel film un virtuoso reparto di terapia intensiva di Bologna viene messo in crisi dall’arrivo del nuovo direttore. Gli ‘abitanti’ di questo luogo dovranno confrontarsi con una situazione inaspettata e trovare soluzioni e risorse nuove. Ci siamo ispirati e affidati a Savini e Di Nino, ma inevitabilmente la trama si discosterà".

Da regista si confronterà con un tema molto delicato…

"A tratti sì, è una storia dura. Come lo è l’esistenza del resto. È un racconto della vita e prescinde dal fatto che la storia sia ambientata in un ospedale. In un luogo di cura c’è tanta vita oltre alla malattia. È una realtà che pulsa di vita vera, dove si è cittadini di due mondi, quello spirituale e quello materiale, con un piede sul mondo fisico e l’altro sull’infinito".

E in cui è possibile anche fare incontri importanti, come nel caso di India e Romeo…

"Si incontrano e si capiscono perché condividono esperienze che uniscono nel profondo: la malattia e la giovinezza. Lui è affetto da una forma leucemica, lei soffre di asma bronchiale cronico. Romeo è un appassionato di musica, India adora la fisica. Questo consente loro di avere degli scambi sul concetto di tempo".

Centrale anche il tema dell’ umanizzazione delle cure…

"Certo, il vero protagonista è proprio il reparto. Ci si chiede se sia giusto cercare di rendere la terapia intensiva un luogo di vita vera, il più possibile normale. Oppure se sia necessario concentrarsi sulle cure strettamente mediche per poter ottenere il massimo beneficio per il paziente".

Amalia Apicella

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