GIANNI LEONI
Cronaca

Pieve di Cento, dopo il funerale sparisce la lapide

Brutta sorpresa per i familiari di Onelia Calori. Indagano i carabinieri

Un cimitero in una foto di repertorio

Un cimitero in una foto di repertorio

Pieve di Cento, 27 novembre 2016 – Un piccolo giallo turba la quiete raccolta del cimitero di Pieve di Cento. La lapide sulla quale il marmista avrebbe dovuto scrivere il nome della signora Aurelia ‘Onelia’ Calori, scomparsa a 102 anni, è misteriosamente sparita. Inutili le ricerche di famigliari, parenti e conoscenti, senza risposta i controlli dell’ufficio comunale di competenza, nessuna traccia nei magazzini del camposanto, ugualmente a vuoto gli accertamenti tra i marmisti e nell’agenzia che ha organizzato il funerale.

"Siamo sconcertati. Chi può avere rubato una lapide? Ed eventualmente, perché? E davvero è stata portata via o qualcuno l’ha involontariamente rotta e ha pensato di risolvere la situazione con il silenzio? Un mistero davanti al quale non ci siamo rassegnati. E così, dopo una serie di minuziosissimi controlli più volte ripetuti, proprio l’altro giorno, anche per conto degli altri famigliari, ho presentato una denuncia ai carabinieri di Castel Maggiore, dove risiedo", racconta Paolo Busi, nipote della signora Calori.

Il ‘giallo della lapide’ ha incuriosito, ma ha suscitato anche molte domande in tutto il paese dove la signora scomparsa era nata. "Per quale scopo hanno preso la lapide? Per utilizzare il marmo? Improbabile", aggiunge Busi. Prima di rivolgersi ai carabinieri i famigliari della signora Calori hanno guardato dappertutto: lungo i vialetti, tra le tombe e i fiori, negli angoli più defilati, hanno chiesto al personale, a chi frequenta il cimitero e si sono spinti fino a Cento nell’eventualità che la targa fosse finita, per errore o per un caso di omonimia, da un marmista di quella zona. Tutto inutile.

"La nonna abitava a Bologna da anni, ma a Pieve la conoscevano tutti e anche per questo in tanti si sono uniti nelle ricerche. La targa non era nuova. Portava già i nomi di Davis e di Luisa Busi, i figli. Il marmista, quindi, avrebbe dovuto aggiungere solo un altro nome. Per molti la sparizione di una lapide non è un fatto grave, per noi, invece, è una seria questione di principio. Sappiamo benissimo che i carabinieri non potranno fare molto più di quanto abbiamo fatto noi, ma la denuncia è doverosa e opportuna perché l’eventuale ladro, se mai un giorno saltasse fuori, risponderà di un reato penale".