Lavoro e ambiente nella vertigine del Mast

Artisti internazionali affrontano i temi della contemporaneità in 34 video, portando lo spettatore in fabbriche o dentro l’Amazzonia

Lavoro e ambiente nella vertigine del Mast

Lavoro e ambiente nella vertigine del Mast

Storditi, insicuri, smarriti. Perché le verità, nel nostro mondo contemporaneo, sono sempre più frammentarie e disperse e ci troviamo a fare i conti con parametri in continua evoluzione. Il lavoro e l’intrattenimento sono spesso delegati al controllo dell’Intelligenza Artificiale e di Tik Tok mentre la scrittura e il calcolo vengono lasciati alle macchine. E così il pensiero e la memoria via via si indeboliscono e i consumi continuano a crescere senza alcun rispetto per la natura. Insomma la vertigine, intesa come incertezza, ottenebramento e mancanza di chiarezza, è diventata la nuova normalità. Sono queste le idee da cui è partito il curatore Urs Stahel nella realizzazione della sua intrigante mostra intitolata, appunto, Vertigo e ospitata nelle gallerie del Mast da oggi al 30 giugno. Ventinove artisti internazionali affrontano in maniera completamente diversa in trentaquattro video questioni cardine come il lavoro, l’ambiente e la comunicazione.

"Oggi – dice Stahel- ci troviamo di fronte a cambiamenti in termini di portata, qualità e velocità così colossali che non riusciamo più a comprendere". Quale mezzo artistico, allora, è più indicato dell’immagine in movimento per restituire l’idea della trasformazione, della transizione e, appunto, della vertigine? La mostra, strutturata in sei sezioni tematiche (lavoro e processi produttivi; commercio e traffici; nuovi comportamenti; comunicazione; ambiente naturale; contratto sociale) accompagnate da ‘video-intermezzi’ che diventano testimonianza del presente, propone produzioni molto diverse per estetica e durata (è lungo, 15 ore, ad esempio, il filmato di Wang Bing girato in un giorno solo dentro a una fabbrica cinese di indumenti). L’audio è fruibile tramite cellulare e cuffie inquadrando il QR code accanto alle installazioni.

Qualche esempio. Si strappano di dosso le uniformi a vicenda gli operai giapponesi di un’azienda automobilistica durante un confronto sull’impatto dell’automazione nel video di Anna Witt mentre l’accelerazione del lavoro nella produzione del vetro diventa nel filmato di Ali Kazma una martellante, seducente e ritmata cadenza. Una rivisitazione del film Tempi moderni di Chaplin in un magazzino Amazon è stato definito dal Guardian Asia one di Cao Fei: quest’opera è stata inclusa nella sezione ‘commercio e traffici’ dove colpisce la rider in maglia rossa dalla gestualità bellicosa del video di Panhans & Winkler pronta ad elencare in un assolo rap le proprie consegne. E i nuovi comportamenti? Gabriela Loffel documenta le prove di un giovane direttore di un’azienda americana che, guidato da una coach, cerca di rendere convincente il suo discorso mentre Pilvi Takara racconta le due settimane trascorse in un rinomato spazio di coworking dell’East London.

Gli unici italiani presenti sono Eva e Franco Mattes autori di una serie di video realizzati con alcuni attori partendo dalle testimonianze anonime di alcuni moderatori di contenuti del Facebook tedesco. Segnalazione doverosa per il lavoro colossale e immersivo di Richard Mosse dedicato alla devastazione della foresta amazzonica: colpisce la colonna sonora di Ben Frost che, grazie a microfoni ad ultrasuoni legati agli alberi abbattuti, ha catturato sonorità di insetti simili alle motoseghe.

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