Lea Colliva, un talento timido e indomabile

All’artista, a lungo docente all’Accademia, sarà dedicata oggi una rotonda. Il Comune rende omaggio anche al pittore Ugo Guidi: per lui un giardino .

La città oggi rende omaggio a due artisti che, per nascita o per scelta di vita, hanno contribuito alla vita culturale del ’900 sotto le Due Torri. Alle 12 infatti l’area verde tra via Azzurra e via Fossolo sarà intitolata al pittore Ugo Guidi, mentre alle 13 la rotonda tra via Azzurra, via Venturoli e largo Ignazio Molina sarà intitolata a Lea Colliva.

Indomita ma timida e insicura, Lea Colliva (1901 – 1975) è una delle protagoniste del Novecento bolognese. Era autodidatta, in ogni senso, e aveva per cognato quel Nino Bertocchi, che non solo dipingeva, ma anche scriveva dell’arte di quel tempo, sempre prendendone le distanze, facendosi nemici eterni. Ma, dopo la guerra, che li vide convivere, Lea, sua sorella Renata e Nino Bertocchi, nell’antico Ospitale di Monzuno, luogo magico che ora stanno restaurando, Lea diventa professore all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Studia Leonardo, Rembrandt, lavora a penna senza staccare la mano dal foglio. Da qui nascono ritratti e autoritratti che non hanno eguali nella storia dell’arte bolognese, popolata da figure durissime, in quei giorni, che nulla concedono alla vanità. Frequenta il Caffè San Pietro, dove si radunano i migliori pittori bolognesi, da Morandi, a Protti, a Corazza, di cui tutta la famiglia fu amica. Schiva e solitaria, visse quel clima famigliare dominato dalla personalità di Bertocchi, a cui successe il figlio musicologo Diego, esperto di Wagner e Liszt. Dopo una breve parentesi formale di carattere novecentesco, la Colliva transitò il suo istintivo naturalismo che le veniva dai padri, da Bertelli a Bertocchi, appunto, fino a trasformare la sua pittura in una sorta di informale personale, in cui i fiori, il loro esplodere nei vasi sembrano scaturire da una vena completamente diversa. Dal 1939, quando divenne assistente alla cattedra di Angelo Morelli all’Accademia bolognese, al 1964, insegnò all’Accademia di Bologna. Francesco Arcangeli la accostò all’ ’ultimo naturalismo’. Il suo ultimo stile, nato dopo la morte del cognato Bertocchi, sembra scaturire da una vena unica, indomabile appunto, come era il suo carattere.

Dopo una lunga e complessa questione giudiziaria, la sua opera è oggi conservata a Monzuno, nel Museo dedicato a lei e al cognato, per volontà della vedova Renata Colliva e grazie a EmilBanca. Ora, questo riconoscimento restituisce alla pittrice la sua grandezza, la memoria di parte dei suoi successi quali la partecipazione a mostre internazionali, dalla Quadriennale romana alla Biennale di Venezia, negli anni ’30 e ’40. Va ricordato, infine, che Lea Colliva fu una delle prime Soroptimiste ed è anche grazie all’impegno del Soroptimist bolognese che si è arrivati a questo traguardo.

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