"L’occasione di sapere cosa accadde". Moneta e Mitilini, la tenacia dei fratelli

Alessandra e Ludovico tra i primi firmatari dell’esposto: "Abbiamo fiducia"

"L’occasione di sapere cosa accadde". Moneta e Mitilini, la tenacia dei fratelli
"L’occasione di sapere cosa accadde". Moneta e Mitilini, la tenacia dei fratelli

La nuova inchiesta sui reati della banda della Uno bianca, mirata a scovare eventuali complici o mandanti che in concorso con i Savi e gli altri abbiano realizzato l’orrore che per anni ha vessato la nostra regione e oltre, tra gli anni ’80 e ’90? "Per noi rappresenta una nuova opportunità di capire che cosa è successo veramente – commenta Alessandra Moneta (nella foto), la sorella del carabiniere Andrea, trucidato dalla banda a soli vent’anni, in via Casini al Pilastro il 4 gennaio di 33 anni fa –. Speriamo che si giunga a una verità che ancora non conosciamo. Ci sono tanti lati oscuri, come già evidenziato anche dagli altri familiari delle vittime. Noi siamo stati tra i primi a firmare l’esposto, e crediamo che il lavoro dei magistrati possa arrivare a delle risposte".

Questa la speranza che lega i parenti delle vittime della banda, che hanno firmato l’esposto di 250 pagine depositato in Procura a maggio scorso con l’avvocato Alessandro Gamberini, proprio allo scopo di sciogliere nodi che da più di trent’anni restano ben stretti. Anche grazie all’esposto la Procura ha aperto la nuova inchiesta.

"Ho fiducia e speranza, cerchiamo la verità e null’altro – conferma Ludovico Mitilini, fratello del carabiniere Mauro –. Uno tra tutti: che fine ha fatto il foglio di servizio che avrebbe dovuto regolare gli interventi dei tre carabinieri, quella sera? Perché si spostarono dal presidio fisso cui erano destinati?".

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