L’oncologo pediatrico: "Legame speciale con la famiglia"

Masetti: "Il piccolo paziente è stato bravissimo"

L’oncologo pediatrico: "Legame speciale con la famiglia"

L’oncologo pediatrico: "Legame speciale con la famiglia"

"Stare per mesi in cura nello stesso reparto crea un legame molto stretto con il paziente e i suoi famigliari. In questo caso, il piccolo è stato davvero bravissimo". Così Riccardo Masetti, specialista in Ematologia ed Oncologia pediatrica, racconta la vicenda del bambino di tre anni e otto mesi, proveniente dalla Bosnia, che è stato sottoposto a doppio trapianto – di midollo e, poi, di microbiota intestinale – per evitare il rigetto della leucemia da cui era affetto. Un intervento innovativo, soprattutto su un paziente così piccolo, che ha dato ottimi risultati.

Professore Masetti, che rapporto avete instaurato in reparto con il piccolo paziente e la sua famiglia?

"Per noi questa vicenda è stata fonte di grande soddisfazione. Il bimbo, affetto da leucemia acuta mieloide, è arrivato dalla Bosnia grazie all’Ageop. La sua famiglia, naturalmente, è stata messa a dura prova da un lunghissimo ricovero: il primo mese per il trapianto di midollo, poi sono emerse complicanze e dunque si è arrivati a un totale di tre mesi".

Come avete vissuto queste settimane con lui?

"Il rapporto che si crea in questi casi è molto stretto. L’Ageop è fondamentale per fornire una casa e assistenza continua alle famiglie, in queste situazioni. Davvero fonte di grande supporto, che realizza una situazione di mutuo aiuto. Il piccolo non è l’unico paziente che arriva dall’estero: facciamo circa 20 trapianti all’anno nel reparto, ogni paziente è seguito al meglio e si entra molto in intimità. Il nostro reparto, vista la lunghezza di molte degenze, è un ambiente estremamente famigliare, c’è chi festeggia il compleanno; alcuni pazienti hanno conseguito la maturità mentre erano in cura. Insomma, è un reparto ’chiuso’ per evitare rischi di immunodepressione, però dal punto di vista relazionale è molto vivace".

Deve essere stato un stress incredibile per lui, la sua mamma e il suo papà. Come si è comportato?

"Lui è stato molto bravo. Non è sempre scontato: terapie così invasive su bimbi piccoli presentano molte incognite. Anche attività comuni come mette il sondino sono molto delicate, si tratta pur sempre di una prima volta. I genitori, poi, sono stati molto riconoscenti, hanno capito subito che la terapia di prima e seconda linea non bastava, e hanno accettato il trattamento sperimentale, con grande fiducia. Sono stati molto collaborativi, anche perché avevano visto come il trapianto di midollo avesse fatto regredire la malattia principale da cui era affetto il piccolo".

Insomma, il trapianto di microbiota può diventare un’arma importante per le patologie in futuro?

"Sì, questa terapia può essere una speranza per altri che abbiano questa patologia. Il trapianto di midollo nel caso della leucemia mieloide, infatti, sottopone il paziente a una terapia immunosoppressiva molto importante, con il rischio di infezioni dall’esito anche mortale. All’interno di un protocollo per tanti altri bambini, il trapianto del microbiota è un arma clinica importante: iniziano a esserci esperienze anche per la cura dei disturbi dello spettro autistico, quindi non parliamo solo di intestino".

Andrea Bonzi

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