Al liceo Malpighi di Bologna è vietato portare i cellulari in classe

La preside Ugolini: "Scelta decisa con tutti i docenti". Gli smartphone saranno consegnati a un insegnante all’arrivo a scuola, custoditi in sicurezza e riconsegnati solo al termine di tutte le lezioni

Una studentessa utilizza un cellulare (Foto archivio)

Una studentessa utilizza un cellulare (Foto archivio)

Bologna, 13 settembre 2022 - Divieto di accesso al cellulare in classe: lo si consegna, al prof, non appena si varca la porta dell’aula e lo si riprende, sempre dalle mani del prof, quando suona l’ultima campanella. Nel frattempo lo smartphone, spento, viene custodito in un armadietto, chiuso a chiave, nella stessa classe. Accade al liceo Malpighi di Bologna dove i 530 studenti saranno non solo disconnessi, ma anche senza cellulare per tutte le sei ore in cui studieranno nelle aule e nei laboratori del liceo di via Sant’Isaia. Si badi bene senza cellulare, ma non senza le Lim (Lavagna multimediale) o i computer necessari per la didattica.

Approfondisci:

Bologna: stop ai cellulari in classe, il fronte s’allarga

Bologna: stop ai cellulari in classe, il fronte s’allarga

Approvato all’unanimità dal Collegio dei docenti, lo stop al cellulare in classe è stato messo nero su bianco nel regolamento di istituto dove, peraltro, già comparivano sanzioni nel caso di utilizzo improprio del cellulare che, però continuava a trillare o a vibrare durante le lezioni. Insomma, "era una lotta".

"I nostri studenti – spiega la rettrice delle scuole Malpighi, Elena Ugolini – in questi anni di didattica a distanza hanno capito quanto sia importante la presenza, la relazione. Con questa proposta chiediamo ai nostri ragazzi di guardarsi in faccia, di stare concentrati su quel che fanno e di lavorare insieme". Il rientro in classe, il primo all’insegna della normalità perché senza mascherina, distanziamento e con il compagno di banco, "deve essere un vero inizio. Desideriamo che la scuola, dopo tutto quello che abbiamo vissuto, sia davvero un luogo dove si sperimenta, si impara, si fa ricerca e si utilizza il digitale quando serve, non perché si è creata una dipendenza da cui non ci si riesce a staccare".

Una prova che se non dovesse dare gli esiti auspicati potrà essere azzerata. "Nulla è scolpito nella pietra. Ci siamo detti: proviamo", avverte Ugolini. Un esperimento che non arriva come un fulmine a ciel sereno essendo già stato tentato, seppure su scala ridotta (una classe) lo scorso anno. "I ragazzi hanno visto la differenza. All’inizio erano un po’ agitati, poi si sono resi conto di essere più presenti al lavoro in classe e alla relazione con i compagni", rivela Ugolini.

A monte di tutto questo c’è stato l’ascolto e il confronto con esperti di psicologia dell’apprendimento e neuropsichiatri infantili. "Vorrei ricordare quanto dice la professoressa Daniela Lucangeli che, da anni, sottolinea l’attentato continuo che noi adulti facciamo ai piccoli ‘lasciandoli’ in balia di strumenti che lentamente sostituiscono il sistema del ‘desiderio’ con quello di dipendenze. Ricordo anche il dott. Lorenzo Bassani, neuropsichiatra infantile che tiene una rubrica su questi temi sul nostro canale Abclive. La ricerca ha mostrato in modo chiaro che pensiamo di poter gestire due o tre cose contemporaneamente, ma in realtà le perdiamo. La possibilità di disconnettersi è un regalo che facciamo alle capacità cognitive dei nostri studenti".

Insomma una scelta ben ponderata "che nulla ha di coercitivo: i ragazzi consegneranno lo smartphone in modo spontaneo all’insegnante". E i genitori? "Sono d’accordo: abbiamo il loro consenso in virtù del patto di corresponsabilità siglato con loro". Per amore di cronaca l’idea è stata dell’attuale preside del Liceo Malpighi, Marco Ferrari che è docente di storia e filosofia e conosce benissimo i ragazzi: "Per lo smartphone rimangono libere le altre 18 ore della giornata. Chi non vorrebbe un tempo e uno spazio dedicato a vivere il presente e all’altro che ho a fianco? È un tentativo coraggioso che penso dovrebbero realizzare tutte le scuole. Noi adulti sappiamo cosa sia uno spazio della relazione senza smartphone, loro no, perché ci sono nati. Ogni mattina diventa così per loro lo spazio inedito di un viaggio, potersi concentrare sul percorso, sui propri compagni di e sulla meta verso cui si naviga insieme!"