Mariangela Gualtieri, il discorso dell’artista per il Capodanno: parole, educazione e umanità

Le parole della poetessa per il nuovo anno hanno accompagnato i visitatori delle collezioni comunali d’arte a Bologna, nel primo giorno di gennaio. Nei suoi versi l’esortazione "a essere gentili" e l’invito "a non aspettare che qualcuno muova un dito"

Bologna, 2 gennaio 2024 – “Poiché io credo nelle parole nel loro celeste di parole nel loro rosso acceso. Poiché io credo che possano fermare, sciogliere. Incendiare, dare da mangiare. Fare nascere. Fare ballare. Allora ecco: vengano a noi le bambine parole, escano chiare e fiere dalle nostre bocche. E con esse parole venga un silenzio di covature quel silenzio bello di passi e di pace dove il furore del mondo tace il furore delle nostre teste malate". Ieri mattina, chi visitava le Collezioni Comunali d’arte di Palazzo d’Accursio, aperte straordinariamente e a ingresso libero, ha cominciato l’anno nuovo accompagnato dalle parole di Mariangela Gualtieri, poetessa cesenate che il mondo della cultura ha imparato a conoscere 40 anni fa, quando con Cesare Ronconi fondò il Teatro della Valdoca.

La poetessa Mariangela Gualtieri
La poetessa Mariangela Gualtieri

E ha imparato a voler ascoltare, per trovare un rifugio emozionale, nella poesia dal titolo Nove marzo duemilaventi, che fece il giro del web, raccontando la giornata di quel giorno indimenticabile (anche se in molti l’hanno già rimosso) e le drastiche misure assunte dal governo italiano per contrastare l’emergenza Coronavirus.

Il suo nuovo scritto poetico, il discorso d’artista voluto dal Comune e inaugurato l’anno scorso con Alessandro Bergonzoni, si intitola Esortazione urbana e planetare e porta parole che, seppure l’ombra delle "teste malate" è sempre pronta ad avvolgere la vita, oscurandola, cercano una luce forte, che può esserci. Ma bisogna fare uno sforzo, che è il più duro, ed è quello del prendersi cura, un’azione scelta nell’oceano di azioni che sono automatismi e che preferiscono seguire l’onda.

Ma come? "Vorremo guardare più spesso il cielo – esorta Gualtieri nella sua lunga e motivante poesia – Le nuvole maestose e quel blu steso o anche l’addensarsi del nero fra le case, e guardare il cielo stellato e le stelle guardiane delle parole sciolgano il nostro inquieto pensiero. Questo ti voglio dire, che non indurisca il tuo cuore e quando lo senti indurire, allora pensare che anche il mondo s’indura con te e allora voler riparare".

Quindi ecco che bisogna fermarsi e riappropriarsi di se stessi: "L’augurio grande è che tu possa tornare a casa dentro te". Qual è la parola più sottovalutata dell’anno 2023 e di quelli precedenti? Perché ormai non solo le "grandi" guerre offuscano la contemporaneità, ma anche quelle spesso invisibili accanto a noi, generate da malcontento, frustrazione, indifferenza. Quale sia la parola ce lo svela la poetessa: "Ti esorto a essere gentile. Qualunque sia il tuo genere, il tuo colore, la tua età, il tuo nome. Sii tu gentile, che non serve sbattere e sopraffare, invadere. Non serve imperare, potenziare. Bastonare. Che vincere non significa niente. L’augurio è che le mani, tutte le mani di questa città facciano al meglio le cose e poi restino a volte inoperose in uno stare contemplante".

E poi ancora le parole di Mariangela Gualtieri: "Io mi dico: sii tu a porre la misura. Tocca a te, mi dico, in ogni momento tocca a te mettere lì un dettato di umanità. Sii anche tu come i pochi che prendono in braccio lo storto mondo umano e guardano la terra come guardare la madre e hanno cura grande dello sventurato, della supplicante, dell’abbandonato. Sii tu mi dico. Non aspettare che qualcuno muova nell’aria un grido, che qualcuno alzi il suo autoritario dito".

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