Microbi resistenti agli antibiotici, allarme anche a Bologna: Ausl in campo

Fenomeno riscontrato soprattutto nei pazienti con infezioni alle vie urinarie e nei polmoni. L’infettivologo Fabio Tumietto: "In almeno 20 casi su 100 gli antibatterici non funzionano".

L'infettivologo Fabio Tumietto

L'infettivologo Fabio Tumietto

Bologna, 30 agosto 2023 – Microbi resistenti agli antibiotici: tra le persone che arrivano nei Pronto soccorsi degli ospedali bolognesi con infezioni alle vie urinarie erano presenti nel venti per cento dei casi, con punte del 55 per cento. Il problema, di caratura mondiale, relativo alla antibiotico resistenza sta allarmando da tempo anche l’Ausl di Bologna che ha effettuato uno studio ad hoc per capire l’entità del problema in città e provincia.

Fabio Tumietto, infettivologo, è alla guida dell’Unità operativa complessa che ha lo scopo di di promuovere l’uso appropriato degli antibiotici a partire dalla scelta del farmaco, del dosaggio, della durata della somministrazione, ma anche di controllare e mettere in campo azioni coordinate e condivise sia in ospedale che sul territorio. L’Unità operativa è stata istituita nell’ambito del Dipartimento interaziendale di Gestione integrata del rischio infettivo, d’intesa con tutte le strutture dell’Ausl, ma anche del Sant’Orsola, del Rizzoli, dell’Ausl di Imola e dell’Università di Bologna.

"Lo studio è stato effettuato sui pazienti che si presentavano con infezioni urinarie perché è uno degli ambiti più facili da studiare e dove le infezioni si verificano spesso – spiega Tumietto –: abbiamo osservato la presenza di germi resistenti agli antibiotici in non meno del venti per cento dei casi, con punte del 55 e questo in un territorio che possiamo definire virtuoso". Altre patologie in cui i medici hanno riscontrato l’alto potenziale di resistenza dei microrganismi agli antibiotici, fa sapere l’infettivologo "è quello delle infezioni polmonari, soprattutto negli anziani. Da qui la necessità di terapie con antibiotici ancora più potenti". Come si sia arrivati a questo allarme è sicuramente un uso con dosi non appropriate, per tempi troppo lunghi, ma anche l’utilizzo massicio di antibiotici nella zootecnia, con forti riflessi nella catena alimentare umana.

Cosa fare per invertire la rotta? "La classe medica ha preso coscienza di questo – dichiara –, ma ci deve essere una attenzione molto ampia che va dalla consapevolezza dei cittadini, ai medici di famiglia, al personale delle Rsa, ai farmacisti, agli infermieri e anche alle associazioni degli stessi cittadini. Il concetto è: usare meno antibiotici per indebolire i microbi. L’appropriatezza prescrittiva, la riduzione di prescrizioni, l’attenzione alla somministrazione, al tempo di esposizione, nonché all’efficacia terapeutica sono azioni che possono fare la differenza nella salute dell’intera comunità garantendo la sicurezza delle terapie, in particolare dei soggetti più fragili".

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