Morte di Sacrati. Bagarre sull’autopsia. Il ‘no’ della Procura. La famiglia non ci sta

Ex moglie e figlia dell’imprenditore nominano un consulente "Vogliamo sapere cosa è successo nella sua ultima notte".

Morte di Sacrati. Bagarre sull’autopsia. Il ‘no’ della Procura. La famiglia non ci sta

Morte di Sacrati. Bagarre sull’autopsia. Il ‘no’ della Procura. La famiglia non ci sta

I bicchieri rotti, i quadri buttati a terra, la donna che era con lui senza permesso. La morte di Gilberto Sacrati, l’ex patron della Fortitudo Pallacanestro morto a 63 anni tra la notte di giovedì e l’alba di venerdì scorse nel monolocale di Casalecchio in cui stava scontando la detenzione domiciliare dopo le condanne per il crac della Effe e della propria società immobiliare, ha qualche zona d’ombra su cui occorre fare luce.

Il pm Giampiero Nascimbeni, di turno quel giorno, è stato informato sulla vicenda e ora, alla luce della segnalazione presentata dall’avvocato di Sacrati, Gabriele Bordoni, che d’accordo con la famiglia dell’imprenditore ha chiesto ulteriori accertamenti sul corpo per capire di più sulla sua ultima notte, per ora ha scelto di non aprire alcun fascicolo, poiché la morte è stata ritenuta naturale, e ha dato il nulla osta alla riconsegna della salma. Ma la prima moglie e la figlia maggiore di Sacrati non ci stanno e si sono già mosse per incaricare autonomamente un consulente, un anatomopatologo che esegua l’autopsia sul corpo e accerti le cause del decesso. Almeno per fugare ogni dubbio.

"Prendiamo atto delle indicazioni della Procura – così l’avvocato Bordoni –, ma riteniamo che degli accertamenti sull’accaduto siano necessari. Se anche la morte di Sacrati non è stata provocata da altri, ed è stata naturale, la sua famiglia vuole sapere quale sia stata questa causa naturale, poiché il mio assistito, pur malato, non aveva patologie dagli esiti fulminanti". L’avvocato ha chiesto anche di vedere le schede del 118 intervenuto, la documentazione redatta dai carabinieri e le foto da loro scattate sul luogo del ritrovamento del corpo.

Era noto che Sacrati fosse malato da tempo, e aveva anche subito degli interventi a causa delle patologie da cui era affetto. Le sue condizioni però parevano stabili nell’ultimo periodo, tanto da non destare alcuna preoccupazione nella figlia maggiore, che pure l’aveva visto poche ore prima del tracollo.

A fare pensare che qualcosa di strano potesse essere successo e a fare sì che i sanitari del 118 allertassero i carabinieri, facendoli intervenire subito, e che l’avvocato Bordoni inviasse poi una segnalazione formale alla Procura generale e a quella della Repubblica, chiedendo a quest’ultima di fare luce su tali elementi, è stato appunto il fatto che nel salotto di Sacrati vi fossero alcuni quadri buttati a terra, con le cornici e i vetri infranti, e i cocci di due bicchieri sparsi sul pavimento. Come se in quella stanza vi fosse stata una lite furiosa, quantomeno. Certo è che nessun segno di violenza è balzato agli occhi dei sanitari sul corpo dell’imprenditore, la cui salma è rimasta in questi giorni al Deposito di osservazione della Certosa.

Altro elemento su cui inquirenti e familiari dell’imprenditore hanno ritenuto necessario fare luce, è il fatto che questi fosse in compagnia di una donna, al momento della morte. Una quarantenne che ha dato l’allarme ai soccorsi, i quali però, una volta sul posto, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dell’ex presidente biancoblu. Sacrati proprio questa settimana, beffa del destino, avrebbe dovuto perorare la propria causa davanti al tribunale di Sorveglianza per richiedere un’alternativa più leggera alla detenzione domiciliare, cui era costretto da un anno. Sacrati, per il crac della sua società Ripresa e della Effe, era stato condannato in via definitiva a quattro anni e due mesi; non era andato in carcere proprio per le problematiche di salute che lo affliggevano.

Federica Orlandi

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