È morto Franz Arrigoni, addio all’icona della Fortitudo degli anni Settanta

Franco aveva 76 anni. Era soprannominato ‘Alpino’, perché amava arrampicarsi. Sfiorava i due metri, ma poteva marcare pivot e avversari molto più alti di lui

Franco Arrigoni aveva 76 anni
Franco Arrigoni aveva 76 anni

Bologna, 3 gennaio 2024 – Ciao Franz. Se ne è andato a 76 anni, compiuti da poco, Franz Arrigoni. Icona della Fortitudo degli anni Settanta, terzo in campionato con John McMillen, finalista di Coppa Korac nel 1977 e infaticabile narratore di aneddoti e curiosità legati al suo mondo. Ci eravamo sentiti poco tempo fa, per la scomparsa di Charles Jordan. Franz mi aveva regalato un ricordo di quegli anni: “Appena arrivato (Jordan, ndr) ha preso in braccio mia figlia e lei l’ha abbracciato e gli ha chiesto se era di cioccolato. S’è fatto una sonora risata. Era una persona allegra e gioviale. Una sera alla fine di un allenamento abbiamo fatto una gara. Io, lui e Biondi. Chi avesse la miglior percentuale di tiri in sospensione da fuori area. Tutti e tre siamo arrivati a 148 su 148. Io ho sbagliato i 149 esimo. E lui e Biondi hanno continuato: ha vinto lui 160 su 160”.

Franz era uno dei preferiti di Aza Nikolic, perché non si risparmiava mai. Sfiorava i due metri, ma con un’apertura di braccia incredibile, poteva marcare pivot e avversari molto più alti di lui. Vestiva con pantaloni di fustagno, camicie e quadrettoni. Innamorato della montagna e, appena poteva, di nascosto dalla Fortitudo, andava a Badolo, nella parete di roccia, per arrampicarsi. Di qui il soprannome “Alpino”.

Una roccia, uno che sapeva ridere e scherzare con i compagni. Ed essere serissimo con i giovani tifosi. Negli anni Settanta, c’erano i cosiddetti cacciatori d’autografi. Impossibile ottenerne uno dal grande Franz. Ma la sua non era né alterigia né cattiveria. A chi gli chiedeva un autografo lui rispondeva così: “Chiedilo a tuo papà, che lavora otto ore, magari in fabbrica, magari alla catena di montaggio. Il vero campione è lui”.

Uomo squadra per definizione, forse un po’ timido al tiro, perché preferiva difendere, prendere rimbalzi, fare blocchi per i compagni. Fino a quando, appunto, Aza Nikolic lo costrinse a tirare con continuità. E lì, Franz, divenne un giocatore completo. E la Fortitudo divenne, con John McMillen in panchina, nella stagione 1976/77, quella del “Andiamo in campo e divertiamoci”. Franz era uno che non si tirava mai indietro. Ma faceva divertire ed entusiasmare soprattutto i tifosi. Uomo vero, prima ancora che grande giocatore. Uno così mancherà tanto all’Aquila che in questi pochi mesi ha perso altre icone quali Charles Jordan e, più recentemente, Giancarlo Tesini. Ciao Franz, ci mancherai tanto.

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