Morto monsignor Luigi Bettazzi, uomo di pace che voleva offrirsi alla Br al posto di Moro

Vescovo ausiliare di Bologna. Famoso il suo carteggio con Berlinguer, è sempre riuscito a trovare mediazioni tra posizioni all’apparenza inconciliabili. Aveva 99 anni

Monsignor Luigi Bettazzi con papa Ratzinger

Monsignor Luigi Bettazzi con papa Ratzinger

Bologna, 16 luglio 2023 – Monsignor Luigi Bettazzi è scomparso questa mattina prima dell'alba a 99 anni. Ne avrebbe compiuti 100 il 26 novembre e tutta la sua vita potrebbe essere sintetizzata da una sola parola: “riappacificazione”. Nato a Treviso, dove la famiglia risiedeva per ragioni legate al lavoro del padre, da ragazzo si trasferì a Bologna, dove era nata la madre. Venne ordinato presbitero il 4 agosto 1946 nella cappella del Rosario all'interno della basilica patriarcale di San Domenico a Bologna, dal cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca di Corneliano.

Monsignor Bettazzi venne nominato vescovo ausiliare di Bologna il 10 agosto 1963 da papa Paolo VI. Fu il cardinale arcivescovo Giacomo Lercaro a chiedere al Santo Padre di averlo al suo fianco in un momento particolare per la Chiesa. Vi erano grandi aspettative sulle conclusioni del Concilio Vaticano II da parte del mondo laico, mentre la realtà ecclesiale guardava con diffidenze alle innovazioni.

La capacità di Bettazzi di mettere insieme questioni apparentemente in conflitto gli fece assumere un ruolo centrale anche nella famosa vicenda della cittadinanza onoraria che l’allora sindaco di Bologna, Guido Fanti, propose a Lercaro. “Mi chiamarono dal Vaticano – raccontò Bettazzi – e mi chiesero se era il caso di accettare. Io risposi che certamente si doveva accettare questa proposta perché i bolognesi sono intelligenti e non si lasciano confondere dalle speculazioni politiche”.

Partecipò a tre sessioni del Concilio Vaticano II, iniziando dalla seconda, il 29 settembre 1963. Concluse le sedute conciliari, fu nominato vescovo di Ivrea e prese possesso della diocesi il 15 gennaio 1967. Al ministero nella Chiesa locale ha abbinato quello per la non violenza, fino ad essere nominato nel 1968 presidente di Pax Christi, vivendo in maniera così profonda quell’incarico da ricevere il premio internazionale dell’Unesco per l’educazione alla pace.

Ha sempre considerato la pace un dono per tutti e per questo motivo il 6 luglio 1976 ha scritto una lettera a Luigi Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano. “Mi sembra legittimo e doveroso, per un vescovo – si legge nella missiva di Bettazzi - aprirsi al dialogo, interessandosi in qualche modo perché si realizzi la giustizia e cresca una più autentica solidarietà tra gli uomini. Il “Vangelo”, che il vescovo è chiamato ad annunciare, non costituisce un’alternativa, tanto meno una contrapposizione alla ‘liberazione’ dell’uomo, ma ne dovrebbe costituire l’ispirazione e l’anima”.

L’iniziativa fece molto scalpore, ma fece ancora più discutere la scelta di offrire la sua prigionia in cambio della libertà del presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro rapito dalle Brigate Rosse. La richiesta, tuttavia, venne respinta dalla Curia Romana con la seguente motivazione: “È meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera”. Era il 1978 e il muro di Berlino divida il mondo tra buoni e cattivi, solo lo spirito obbediente di Bettazzi gli consentì di accettare quel divieto.

Promosse diverse battaglie per l’obiezione fiscale alle spese militari e nel 1992 partecipò alla marcia pacifista organizzata a Sarajevo da “Beati costruttori di pace e Pax Christi” insieme a monsignor Antonio Bello nel mezzo della guerra civile in Bosnia ed Erzegovina. Nel 1999 presentò la rinuncia alla guida della diocesi di Ivrea per raggiunti limiti di età, ma restò un attivo testimone di come la pace sia possibile solo se non si cerca con la forza di imporre le proprie ragioni coltivando, invece, tutto ciò che unisce e rende un uomo uguale all’altro. Nel 2007 si dichiarò favorevole ai Dico, disegno di legge presentato dal governo Prodi sui “diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi”, caldeggiando così un riconoscimento giuridico anche alle convivenze omosessuali.

Gli ultimi anni sono stati ancora all’insegna dell’educazione alla nonviolenza, ha partecipato a tutte le Marce della pace organizzate il 31 dicembre, e della riflessione sul Concilio Vaticano II e il 4 aprile 2016 il sindaco di Bologna Virginio Merola gli ha conferito la cittadinanza onoraria per questo suo instancabile impegno. 

La morte sopravvenuta ad Albano d’Ivrea dove viveva da molti anni e con la sua scomparsa ci ha lasciato anche l’ultimo vescovo vivente che prese parte al Concilio.

Zuppi: grazie per la sua testimonianza

"Il cordoglio - afferma il cardinale di Bologna e presidente della Cei Matteo Zuppi - viene espresso da tutta la Chiesa in Italia. Personalmente, anche per due ragioni: in quanto presidente della Cei, ma anche come arcivescovo di Bologna, sede di cui Bettazzi è stato vescovo ausiliare dal 1963 al 1966. Mentre affidiamo alla misericordia infinita del Padre la sua anima, rendiamo grazie per la sua testimonianza - si apprestava a celebrare il 77/o anniversario di ordinazione sacerdotale e il 60/o di episcopato - e per il suo impegno per il Concilio vissuto con libertà e amore per la Chiesa”.

Il sindaco Lepore: un uomo di pace

"Una vita eccezionale condotta con intelligenza e sempre esposta ad ogni problema dell'attualità. I punti alti della sua biografia - Bologna, Lercaro ed il Concilio, Aldo Moro, Berlinguer, Don Bello e Sarajevo, i Dico ed altri - dimostrano un incessante impegno spesso con un impatto diretto sulla politica. Partecipò di persona a tutte le Marce per la Pace. La nostra città e il nostro paese gli devono molto”, è il ricordo del sindaco di Bologna, Matteo Lepore.

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