Mulini ad acqua del Samoggia. Un libro racconta la loro storia

Mezzo secolo di ricerche con documenti e tradizioni racchiuse nel volume scritto da Vittorio Lenzi.

Mulini ad acqua del Samoggia. Un libro racconta la loro storia

Il mulino del Dottore, uno degli opifici idraulici. che hanno ispirato il libro sulla loro storia

Nell’ultimo millennio in Valsamoggia se ne sono contati poco meno di cento. Nella seconda metà dell’Ottocento c’erano più mulini che chiese da una parte e dall’altra del Samoggia e dei suoi affluenti. A questi opifici che per secoli hanno costituito gli snodi fondamentali della vita e del lavoro di tutte le comunità della vallata Vittorio Lenzi, 88 anni, nativo di Castello di Serravalle, ha dedicato mezzo secolo di ricerche e domani pomeriggio, alle 17, al piano terreno dell’Archiginnasio, a Bologna, viene presentato il libro che racconta storia, documenti e tradizione dei Mulini ad acqua del Samoggia. L’iniziativa è voluta dall’associazione italiana amici dei mulini storici e dall’Accademia nazionale di agricoltura e rappresenta un omaggio agli opifici idraulici che hanno ispirato romanzi, spettacoli, ma anche recenti campagne di marketing coronate dal successo che deriva anche dal fascino che questi luoghi suscitano. Strutture ormai scomparse, o quasi.

In Valsamoggia solo cinque infatti conservano ancora gli elementi essenziali del mulino, ma uno solo macina ancora regolarmente cereali con l’uso di energia idraulica. Nella sua lunga militanza di storico e ricercatore, coi piedi ben piantati nella sua vallata, Lenzi ha portato a termine e pubblicato saggi e libri su chiese ed abbazie, oratori, torri, castelli, palazzi e famiglie. Storie di guerre e di cammini. Ma in questo suo sterminato lavoro sui mulini ad acqua del Samoggia, mostra di avere dedicato a questo tema una quantità abbondante di energie e competenze spalmate in un arco temporale di oltre sessant’anni.

La scintilla risale all’estate del 1956: "partito alla ricerca delle sorgenti del Samoggia mi sorprese il grande numero di mulini allora in attività tra il ponte della Cavara e le pendici di Montetortore. Ma già allora sopravvivevano a fatica, in attesa della fine ormai prossima; ed i mugnai erano poco meno che dei fossili, dei fantasmi, e sembravano rendersene conto", ha raccontato all’amico Eugenio Candi col quale ha collaborato nel recupero di quanto resta del mulino di Torre Gazone, a Monteveglio. Domani ne parleranno Giorgio Cantelli Forti, Mauro Felicori, Romolo Dodi, Gabriele Setti e Gilmo Vianello.

g.m.

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