Nasce ‘Modello Italia’. L’impegno del Cineca:: "L’intelligenza artificiale impara la nostra lingua"

La direttrice Poggiani spiega il nuovo progetto e il contributo di Leonardo: "Così il nostro Paese può diventare uno sviluppatore e non solo un fruitore".

Nasce ‘Modello Italia’. L’impegno del Cineca:: "L’intelligenza artificiale impara la nostra lingua"

Nasce ‘Modello Italia’. L’impegno del Cineca:: "L’intelligenza artificiale impara la nostra lingua"

L’intelligenza artificiale parlerà italiano e ad addestrarla sarà il supercomputer bolognese. Nasce con queste premesse ‘Modello Italia’, un nuovo modello di reti neurali (‘Foundational LLM - Large Language Model’), cioè quello alla alla base di strumenti come ChatGPT o Crystal, di nuova generazione e che sarà rilasciato con licenza open source. L’accordo alla base è quello stretto dalla startup iGenius e il Cineca: Modello Italia verrà sviluppato grazie al contributo di Leonardo, gestito proprio dal Cineca e installato al Tecnopolo, con diversi trilioni di ‘token’. E sarà caratterizzato da un’attenzione particolare all’ecosistema delle imprese e della pubblica amministrazione. "Vorrei chiarire il ruolo che abbiamo come ente pubblico di ricerca – spiega Alessandra Poggiani, direttrice generale di Cineca –. Quello che mettiamo a disposizione è la grande capacità di calcolo su cui possiamo contare e l’abilità di addestrare intelligenze artificiali".

Poggioni, di che lavoro si tratta nello specifico?

"Leonardo è il sesto computer più potente del mondo, un’eccellenza del settore che dà il massimo nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Noi pensiamo che il ruolo di un’infrastruttura pubblica sia proprio quello di rendere possibile lo sviluppo di modelli competitivi per soggetti che, altrimenti, non necessariamente avrebbero la possibilità".

Ma cosa si intende con language model, quando si parla di intelligenza artificiale?

"È quello che la rende operativa. È un sistema su cui si basano le applicazioni verticali dell’intelligenza artificiale: possiamo paragonarlo a ChatGpt e in questo momento, salvo l’esperienza di ‘Mistral’ (società partecipata francese che si occupa di IA, ndr), gli unici modelli vengono sviluppati in inglese".

Come mai?

"Perché il settore è particolarmente sviluppato negli Stati Uniti, o attraverso modelli asiatici".

Questo cosa comporta?

"Un language model produce inferenze o punti di vista specifici, sostanzialmente è lo scheletro con cui si sviluppa l’intelligenza artificiale. Addestrare un modello con data set aperti, quindi secondo un ‘punto di vista’ italiano, permette di immaginare un futuro in cui il Paese sia anche sviluppatore e non solo utilizzatore dell’intelligenza artificiale...".

Un punto di vista in italiano è importante per questo aspetto, o anche per altro?

"È importante perché l’intelligenza artificiale ingerisce una grandissima quantità di dati: si addestra la macchina a pensare, a fare calcoli, e le applicazioni sono di tutti i tipi, dalla mobilità alla medicina. Quando si addestra una macchina, c’è una dimensione linguistica, ma anche una cognitiva orientata verso un punto di vista o un altro".

Dalla mobilità alla medicina, dunque. In quali altri campi possono esserci vantaggi?

"Oggi si ritiene che le infrastrutture scientifiche di calcolo debbano essere messe a valore per i soggetti privati e pubblici che hanno competenze per sviluppare modelli di linguaggio europei affidabili e aperti".

C’è difficoltà da parte del sistema Paese su questo?

"Noi siamo gestori: significa che dobbiamo restituire il più possibile al territorio dove ci troviamo. Di certo ci sono alcuni ritardi, ma la nostra infrastruttura è di rango europeo e l’obiettivo è proprio fornire capacità alle amministrazioni in modo da poter funzionare meglio".

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