"Non credo all’umanità. Preferisco gli individui"

Il poeta Claudio Pozzani immagina nel futuro prossimo una ’dittatura di creativi’. Presenta oggi da Modo Infoshop il suo romanzo ’Confessioni di un misantropo’.

"Non credo all’umanità. Preferisco gli individui"

"Non credo all’umanità. Preferisco gli individui"

E se al governo arrivasse la creatività, materializzando quell’immaginazione al potere proposta da Herbert Marcuse? Sarebbe veramente capace di pronuovere un discorso etico di libertà? In ’Confessioni di un misantropo’ (La Nave di Teseo), il poeta Claudio Pozzani (ideatore del Festival internazionale di Genova), alle prese col romanzo, propone una storia ambientata in un futuro non così lontano, dove c’è una dittatura dei creativi: una fantasia che permette all’autore di parlare di temi scottanti dell’oggi. L’autore sarà al Modo Infoshop oggi alle 18,30.

Pozzani il concetto di dittatura dei creativi come le è venuto in mente?

"Ho cominciato a scrivere questo romanzo una decina d’anni fa. L’ho ripreso e lasciato varie volte, perché è una questione che mi tocca da vicino, sia come fruitore della cultura, sia come organizzatore, sia come autore. Questa è un po’ un’iperbole, una sorta di parabola paradossale con la quale volevo poi interrogare ed esplorare la situazione odierna in cui la cultura, la condivisione di saperi, le passioni, l’arte, sono viste come elementi quasi superflui. E tu sei quello che hai e non sei quello che sei".

Si parla di romanzo distopico, ma quello che racconta è davvero attuale. Inoltre il 2030, data in cui è ambientata la dittatura, non è così lontano.

"In effetti discorsi che riguardano la distorsione della democrazia, l’influenza che le tecnologie avranno sulla nostra vita ma anche l’etica del lavoro, sono già l’oggi".

Chi è Athos Rossini, il protagonista che a 103 anni decide di rilasciare una lunga intervista durante un talk show, in cui rivela informazioni scottanti?

"Rossini è un personaggio che si muove all’interno di queste strutture della democrazia e della società contemporanea e tenta di cambiare nella sua vita personale, ma anche con i suoi amici e colleghi di Quadrumvirato. Capisce però che l’umanità è già troppo anestetizzata".

L’umanità è a un punto di non ritorno nel mondo reale?

"Se devo rispondere come Claudio Pozzani dico che sono abbastanza pessimista sull’umanità ma che sono ottimista sugli individui. Penso quindi che, come diceva Che Guevara, le rivoluzioni possono cominciare da ognuno di noi… quindi forse posso dire, ottimisticamente, che a forza di andare in fondo e scavare, ognuno di noi, nella propria vita, riesce a uscirne. La collettività invece è chiaro che di spazi per un ritorno non ne ha.

Dittatura e creativi, un binomio paradossale. Cosa succede nel loro operare sociale?

"Si parla di una sorta di immaginazione al potere, dove questa idea di dittatura spinge le persone a trovare il tempo e il modo di ascoltare gli altri, cosa che si sta perdendo adesso. Però, poi, sono le stesse persone, i cittadini, che ribaltano questa dittatura e la fanno cadere, nel momento in cui viene fatta una legge che fa lavorare le macchine al posto degli uomini nei lavori usuranti. Insomma, come per tutte le dittature, persino se uno ti impone di respirare, tendi a non respirare più, proprio per non farti comandare. Ho tentato di dare molti spunti di riflessione su quello che siamo oggi e su come potremmo essere".

Insomma, anche davanti alla possibilità di una politica che propone il benessere, l’essere umano non ci sta… perché arriva dall’alto?

"Si è perso il gusto del bello e del piacevole e sarà sempre più difficile capire come vivere in armonia con se stessi. Quando si perde il metro di quello che ci fa star bene è lì che ci si scontra con le vere dittature".

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