Omicidio Balani, chance per Rossi: "Il sangue sposta l’ora del delitto"

Domani la Corte d’appello di Perugia decide sulla revisione del processo: il commercialista è in carcere dal 2007

Quelle macchie di sangue ’migrate’ su braccio e ventre. Le nuove scoperte scientifiche, che potrebbero portare a un orario del decesso completamente diverso da quello stabilito all’epoca. Un alibi che prenderebbe così forma. Portando l’uomo accusato di quel delitto a uscire di prigione, dopo quasi 17 anni. È questo il cuore dell’istanza, la "prova nuova" che potrebbe ribaltare il destino di Andrea Rossi. Il commercialista che, secondo la legge, nel 2006 strangolò Vitalina Balani, 70 anni, nel suo appartamento di via Battindarno.

Un omicidio che potrebbe avere una svolta. Domani, la Corte d’appello di Perugia dovrà valutare la richiesta di revisione del processo formalizzata dall’avvocato di Rossi, Gabriele Bordoni.

La vicenda è nota: il 15 luglio 2006 la settantenne fu trovata riversa a terra senza vita nel suo appartamento. Sarebbe dovuta restare in città per poche ore prima di rientrare in Riviera, dove l’attendeva l’anziano marito, dopo una rapida commissione. Così non è stato. Inizialmente si pensò a un decesso per cause naturali, ma la successiva autopsia, cinque giorni dopo il ritrovamento del corpo, svelò il delitto. Ben presto le indagini si concentrarono sul commercialista, oggi sessantenne e padre di sei figli, che alla donna doveva due milioni di euro, soldi che lei gli aveva affidato perché li investisse per suo conto e che, invece, l’uomo sperperò. Condannato all’ergastolo, definitivo dal 2010, Rossi continua a gridare la propria innocenza. E dopo ben due "no" dalla Corte d’appello d’Ancona, lo scorso giugno la Cassazione ha annullato l’ultima ordinanza che rigettava l’istanza di revisione, presentata a febbraio dall’avvocato Bordoni.

Perno del ricorso è appunto legato alle recentissime scoperte scientifiche, dovute in parte anche al professor Giovanni Pierucci, consulente della difesa (ora affiancato dal medico legale Marco Albore), sulla "migrazione delle macchie ipostatiche", ossia quei ristagni di sangue formatisi sul corpo della donna che nel 2006 fecero fissare l’ora del decesso a 24 ore prima del ritrovamento del cadavere, cioè nel primo pomeriggio del 14 luglio. Orario per cui Rossi non ha alibi.

Ora però, l’attuale orientamento della pratica forense porterebbe all’emersione di "chiari, concreti e validi elementi patologico-forensi che delineano una stima dell’epoca della morte di Balani ben diversa", scrive il consulente Albore nella relazione di consulenza tecnica pronta per la Corte. In particolare, "la fase di migrabilità incompleta delle ipostasi, dove esse non scompaiono al variare della posizione del corpo, ma ne compaiono altre" – che sarebbe quanto avvenuto in questo caso, poiché tali macchie sarebbero apparse sul suo braccio destro della vittima prima del sopralluogo dei medici legali, ma dopo che i sanitari del 118 avevano spostato il corpo, circa un’ora prima – si verificherebbe "tra le sei e le 12 ore dal decesso" e comunque, "non oltre le 12-15 ore".

Dunque, il delitto si sarebbe consumato nella serata-notte del 14 luglio. Orario per cui Rossi avrebbe un alibi di ferro: era a un convegno con decine di persone. Se la Corte umbra dovesse decidere per la revisione, ecco che andrebbero riesaminati tutti documenti e forse risentiti dei testimoni le cui versioni, alla luce di questi elementi, potrebbero assumere un ruolo nuovo. E il condannato potrebbe addirittura essere prosciolto. Speranzoso l’avvocato Bordoni: "Immagino che sia imprescindibile ora svolgere quella perizia medico-legale che nel processo non fu disposta", è la sua riflessione.

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