Prelievo di organi a cuore fermo: prima volta all'ospedale Maggiore di Bologna

La complessa procedura clinico-chirurgica è stata condotta da quattro diverse equipe tra cui una dell'ospedale Sant'Orsola e una del Bufalini di Cesena

L'ospedale Maggiore di Bologna
L'ospedale Maggiore di Bologna

Bologna, 28 gennaio 2021 - Primato all’ospedale Maggiore. Con una procedura clinico chirurgica complessa, per di più condotta con tempestività da quattro diverse equipe, per la prima volta, all’ospedale di Largo Nigrisoli è stata eseguito un prelievo multiorgano quando il cuore del donatore non batteva più. Quattro appunto le equipe coinvolte nell’intervento: quelle di Rianimazione e Terapia Intensiva del Maggiore e del Policlinico Sant'Orsola che hanno partecipato, insieme,  alle manovre di impianto di ossigenazione extracorporea a membrana (Ecmo). Manovre che, in meno di 5 minuti dalla fine dell'accertamento di morte cardiaca, hanno consentito la perfusione degli organi da prelevare, mantenendoli così in piena efficienza.

A coordinare le operazioni, l’equipe di Rianimazione e Terapia Intensiva dell’Ospedale Bufalini di Cesena che, per protocollo regionale, svolge funzioni di tutoraggio degli ospedali emiliano romagnoli nelle fasi di avvio di questa complessa procedura. Questa prima fase è durata circa 3 ore e ha coinvolto, una ventina di professionisti tra rianimatori, radiologi, chirurghi vascolari, infermieri, oss, palliativisti, una psicologa, coinvolgendo anche il servizio trasfusionale e il laboratorio analisi, oltre al personale medico e infermieristico dei coordinamenti locali alle donazioni delle Aziende sanitarie coinvolte.

Poi, l’equipe chirurgica del Centro Trapianti del Sant'Orsola ha condotto il prelievo di fegato e reni, trapiantati nella notte. I due pazienti, una donna di 61 anni e un uomo di 64 stanno bene e adesso iniziano il loro percorso di guarigione con i nuovi organi.

La donazione c'è stata grazie alla generosità di una famiglia, e in particolare di una paziente che aveva espresso in vita la volontà di donare i suoi organi dopo la morte. La particolarità di questo tipo di donazione sta nel fatto che non viene effettuata dopo la morte encefalica, come nella maggior parte dei casi, ma dopo l'arresto cardio-circolatorio quando, a fronte di una prognosi sicuramente infausta per le gravissime compromissioni delle funzioni vitali, in partico-lare neurologiche, si procede ad una limitazione delle cure intensive. In questi casi, come sancito anche dalla legge 219/2017 (che richiama le posizioni più recenti del comitato Nazionale per la Bioetica, nonché lo stesso codice di deontologia medica), l'equipe curante è tenuta, sia sotto il profilo clinico sia etico, a rispettare le volontà del paziente, in merito alla non prosecuzione delle cure, se queste sono sproporzionate rispetto alla possibilità di restituirgli una qualità vita che lui riteneva accettabile.

Per preservare la funzione degli organi, una volta accertata la morte per arresto cardiocircolatorio, occorre nel minor tempo possibile iniziare la perfusione degli organi con una macchina per la circo-lazione extracorporea (Ecmo). Tale tecnica consente di attendere che la funzionalità degli organi, inizialmente ridotta dall’arresto cardiaco riprenda dei valori ottimali che ne consentono il trapianto.

La donazione di organi e tessuti a cuore fermo rappresenta, pertanto, una opportunità concreta di aumentare il numero di organi e tessuti trapiantabili, estendendo la platea di potenziali donatori e accelerando quindi i tempi di attesa delle persone in lista trapianto.

PerPaolo Bordon, direttore generale dell’Ausl di Bologna, ‘Quanto avvenuto all’Ospedale Maggiore è il primo atto di un percorso che, proprio in queste ore, abbiamo costruito con l’Irccs Azienda Ospedaliero Universitaria di Bologna. Una crescita complessiva del sistema ospedaliero metropolitano che sempre più ci vede integrati ed in grado di contribuire, concretamente, alla domanda di salute dei cittadini. Tutto questo, tuttavia, non conterebbe nulla senza la solidarietà e la generosità delle persone che scelgono, con responsabilità ammirevole, di donare i propri organi per salvare delle vite. A loro, alla donatrice e alla sua famiglia, il ringraziamento più sentito da parte dell’Azienda’. Per Chiara Gibertoni direttore dell’Irccs Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna, ‘oggi due persone, una donna di 61 anni e un uomo di 64 possono di nuovo guardare al futuro. Un risultato importante per cui ogni giorno lavoriamo e dovuto da una parte alla grande generosità della famiglia del donatore senza la quale nessun ragionamento è possibile, e dall’altra dalla presenza di una rete solida di collaborazione tra gli ospedali di Bologna e di tutta la Regione che consente di poter contare sui migliori professionisti per eseguire tecniche innovative tanto nel prelievo quanto nel trapianto di organi’.

"Mi commuovo sempre - commenta Raffaele Donini, assessore alle politiche per la salute della Regione - di fronte a gesti di generosità estrema. La donazione degli organi apre infatti nuove speranze di vita a persone profondamente provate dalla malattia. Voglio dunque esprimere, oltre a sincere condoglianze, la mia gratitudine a lei ed ai suoi congiunti. Non ultimo un plauso alla professionalità delle equipe".

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