Processo Amato, i testimoni: "Isabella sospettava che il marito l’avvelenasse. Ma non voleva denunciarlo"

Omicidio Linsalata, l’amica e la sorella: "Non lo accusò mai apertamente, ma si capiva. Ci disse che le tisane che le faceva erano amare: smise di berle e non stette più male".

Processo Amato, i testimoni: "Isabella sospettava che il marito l’avvelenasse. Ma non voleva denunciarlo"

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Ricostruire le ore dopo la morte di Isabella Linsalata, la "tensione" in via Bianconi quel 31 ottobre 2021, la crisi tra marito e moglie prima del decesso. Il processo a Giampaolo Amato è entrato nel vivo con i primi testimoni della Procura (pm Morena Plazzi e Domenico Ambrosino), tra cui Anna Maria Linsalata, sorella della vittima e parte civile al processo con lo zio, fratello della madre Giulia Tateo, con gli avvocati Maurizio Merlini e Francesca Stortoni.

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Delle morti di Isabella e Giulia, avvenute a 22 giorni di distanza, risponde ora l’oculista di 64 anni, in carcere con l’accusa di avere avvelenato le donne con un cocktail letale di Midazolam (benzodiazepine) e Sevoflurano (anestetico), per l’eredità e per vivere liberamente la relazione extraconiugale che intratteneva. Amato, seduto tra i suoi avvocati Gianluigi Lebro e Cesarina Mitaritonna, non si è perso una sillaba delle testimonianze, annuendo o scuotendo il capo a seconda di ciò che ascoltava.

In aula, il maresciallo Barbara Pittiglio, che intervenne il giorno della morte di Linsalata, mostra le foto del sopralluogo: Isabella, a letto senza vita, pare dormire. Pittiglio ricorda "il clima teso in casa tra il figlio, due amiche e Giampaolo Amato". Amato che venne richiamato perché "si era avvicinato ad accarezzare la moglie senza vita".

L’AMICA MEDICO

Monica Gaudioso è l’amica e collega di Isabella cui lei affidò l’esito dell’esame delle urine che, a maggio 2019, rivelarono un livello di benzodiazepine "mai visto prima", 20 volte oltre la soglia. "Isabella mi disse: non credo di star bene. Aveva malesseri, stanchezza, momenti in cui non era lucida. A febbraio la feci ricoverare, ma fu subito dimessa. Aveva dubbi sulle tisane che Giampaolo le preparava la sera, perché erano amare", racconta. Da ciò la decisione di fare esami specifici per le benzodiazepine. "Quando abbiamo visto i risultati eravamo stupite dalla quantità di sostanza presente. Le ho detto: Isa, è una cosa grave, devi fare qualcosa. Ma lei rispose: ’Non voglio creare problemi ai miei figli e sconvolgere la mia famiglia’. E mi promise di non bere mai più quelle tisane". Poi in effetti non ebbe più malesseri. E "nei giorni prima di morire, era più serena, perché si era rassegnata alla fine del rapporto con Giampaolo e voleva procedere con la separazione ufficiale". Sull’ipotesi suicidio, non ha dubbi: "Era fervente cattolica, non l’avrebbe mai fatto".

Alle domande della difesa però, la teste a tratti vacilla. "In effetti lei non mi disse mai espressamente di sospettare che il marito mettesse qualcosa nelle tisane. Forse temeva che altrimenti avrei preso provvedimenti. Non voleva ne parlassimo. Ho rispettato la sua volontà".

LA SORELLA ANNA MARIA

"Il 31 ottobre mi si è aperto il baratro. Ho vissuto un incubo. In un mese ho perso le due donne più importanti della mia vita. Io e Isabella eravamo legatissime". Anna Maria Linsalata è un fiume in piena: il suo esame proseguirà la prossima udienza. "Io voglio sapere come è morta mia sorella. Questo ripeto e questo ho detto pure a Giampaolo, quando al telefono mi disse che era morta. Era agitato, in lacrime, faticava a respirare. E diceva che temeva di essere licenziato per aver lasciato il pronto soccorso, di aver preso delle multe per strada".

Che la coppia fosse in crisi e vivesse separata, lei al primo piano e lui all’ammezzato, Anna Maria lo sapeva da tempo: "A febbraio Isabella mi disse che in estate aveva scoperto il tradimento del marito. E iniziarono i malesseri: nel 2012 ebbe problemi simili, ma questa volta non emersero problemi neurologici. Le dissi: non è che Giampa ti dà qualcosa? E lei rispose: l’hai detto. Le tisane che mi prepara sono amarissime, non le berrò più". Dopo gli esami delle urine, però, si raccomandò: "Non fare niente, ti prometto che starò attenta io. Non voglio rovinare la vita ai miei figli".

LA BOTTIGLIA DI VINO

È sempre a maggio 2019 l’episodio della bottiglia di vino, mentre Isabella attendeva l’esito dell’esame delle urine. "Al telefono biascicava – racconta Anna Maria –, Giampaolo mi disse che aveva bevuto ’quattro dita’ di vino rosso. Andai a casa sua. Era quasi inerme. Giampaolo le lavava i piedi. La mise a letto e ci lasciò sole. Allora, lei mi disse: il vino era amarissimo". Così, Anna Maria prende la bottiglia – "già lavata e a testa in giù nell’immondizia" – e, non trovando un laboratorio che la analizzi, la conserva fino al 2021. Quando diventa la molla per fare indagare il cognato: è positiva alle benzodiazepine.

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