Psicoradio a fumetti "La redazione come ballo"

L’emittente nata nel 2006 è fra le tavole de ’La Revue Dessinée Italia’. Il bolognese Ferrara racconta: "Fondamentale il lavoro sul linguaggio"

Psicoradio a fumetti  "La redazione come ballo"

Psicoradio a fumetti "La redazione come ballo"

di Letizia Gamberini

Illogo è inconfondibile: ci sono Freud, un microfono, un paio di cuffie e la celebre pipa di Magritte. Questa, dunque, non è una radio? Inrealtà è Psicoradio, nata nel 2006 dalla collaborazione di Arte e Salute Onlus con il Dipartimento di Salute mentale di Bologna. La testata radiofonica, con la guida di Cristina Lasagni, si occupa di salute mentale, grazie a una redazione formata da persone in cura per disturbi psichici pronte, all’interno dei propri percorsi individuali, a mettersi in gioco. Questa preziosa realtà, che ha realizzato più di 800 trasmissioni radiofoniche, è ora raccontata anche fra le pagine de La Revue Dessinée Italia, rivista trimestrale che racchiude inchieste giornalistiche e rubriche, tutte a fumetti, ispirata al celebre progetto editoriale francese La Revue Dessinée. Nell’edizione numero 3, che vanta una copertina di Emanuele Fior, sono tanti i temi affrontati con la forza dei colori: dalla pesca intensiva, al lavoro nei call center, al film Call me by your name. Fino, appunto, al racconto Onde Lunghe, dedicato a Psicoradio, che "descrive il mondo dal punto di vista della psi, della salute mentale". Le parole e le immagini sono di Paolo Ferrara, eclettico scrittore e sceneggiatore nato sotto le Torri anche se ormai di casa a Torino, e il disegnatore Mattia Moro, cittadino d’adozione. E a Bologna inizia il racconto, dietro una piccola porta su una strada trafficata.

Ferrara, perché la scelta di Psicoradio?

"Ho un interesse personale per i temi che ruotano attorno alla mente e alla psiche e poi da anni faccio parte di una web radio, nata con una trasmissione simile. C’è un network di tutte le radio che in Italia si occupano della salute mentale e così ho incontrato Psicoradio. Con Mattia Moro ci siamo organizzati per frequentare la redazione e abbiamo raccolto una serie di interviste con i tutor e con alcuni membri".

Che mondo avete scoperto?

"L’idea di Psicoradio è che si tratta di un vero ambiente di lavoro. Ci sono tutor e persone che già stanno facendo un percorso di reinserimento nella società. Per scelta non puntano alla web radio, ma alla radio classica, vogliono arrivare anche all’ascoltatore causale. Sono collegati a vari network: sul sito c’è l’elenco delle emittenti che strasmettono le puntate".

Che scelte avete fatto nel racconto di questa realtà?

"Io sono anche un appassionato di fumetto e con Mattia ci siamo confrontati su come affrontare determinati passaggi. Una cosa che mi piace moltissimo è ragionare sul linguaggio. Abbiamo cercato delle metafore visive, che potessere trasmettere informazioni, ma evitando il rischio di essere didascalici e retorici".

Ci può fare qualche esempio?

"Raccontiamo il rapporto fra il tutor e la redazione come un ballo: a volte ci sono passi in avanti, a volte indietro. A volte c’è armonia, a volte no. Oppure abbiamo rappresentato l’idea del sentirsi diversi giocando con i volti di animali".

Importantissimo è l’utilizzo dei termini.

"Oggi si fa sempre più attenzione, in tutti gli ambiti. Chi emette una categorizzazione attraverso l’uso delle parole non lo fa per forza con dolo, ma non sempre si rende conto del peso di una parola: chi la riceve potrebbe avere un trascorso e sentire lo stigma. E questo non vale solo per la salute mentale, ma tutti i giorni, anche all’interno delle famiglie".

Passando ai suoi lavori, e cambiando scenario, è appena uscito il suo Maschere, a tinte noir.

"Sì, è un e-book pulp: un nuovo formato con una logica vecchia, quella della letteratura d’appendice e quindi della storia a episodi. Maschere è una serie, pensata a puntate e andrà avanti per tutto quest’anno: si tratta di un noir che mescola un po’ di generi, dai supereroi alla fantascienza".

Lei è bolognese, ma i sogni si sono realizzati a Torino?

"Con Bologna c’è sempre un grandissimo legame affettivo, ho la famiglia qui e torno abbastanza spesso. E’ una città che è sempre nella mia vita: la cosa buffa è che più sto a Torino, più mi vengono in mente parole e tocchi di Bologna che non ricordavo di ricordare".

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