Quelle ’Onde ribelli’ di Canella: "La radio non tramonterà mai"

"La radio come strumento di cambiamento sociale: Alessandro Canella racconta esperienze di resistenza e immaginazione, evidenziando il potere trasformativo della radio anche nelle situazioni più repressive."

Quelle ’Onde ribelli’ di Canella: "La radio non tramonterà mai"

"La radio come strumento di cambiamento sociale: Alessandro Canella racconta esperienze di resistenza e immaginazione, evidenziando il potere trasformativo della radio anche nelle situazioni più repressive."

La radio come strumento di cambiamento sociale, che "anche nelle fasi più repressive ha sempre saputo mantenere un granello di resistenza da cui poi è germogliata una riscossa". Onde Ribelli. La radio come trasformazione di Alessandro Canella (uscito oggi per Armillaria) raccoglie alcune esemplari esperienze di radio sociale. Dagli istituti di salute mentale ai campesinos sudamericani, dalle scuole ai ghetti dei braccianti, dal femminismo alla mafia. Canella (in foto), direttore dal 2013 di Radio Città Fujiko, l’ultima emittente comunitaria e indipendente di Bologna, tratteggia, dalla posizione di ‘insider’, un quadro di resistenza e immaginazione, audacia e lotta.

Canella, di tutte le applicazioni sociali della radio, una in particolare l’ha commossa?

"Nel libro racconto la storia di Radio Fragola di Trieste, una radio allestita nell’ex manicomio dove ha lavorato Franco Basaglia. La direttrice dell’epoca, Lucia Vazzoler, mi ha raccontato di un ragazzo tossico-dipendente che si è reso conto, ascoltandosi alla radio, che biascicava a causa del metadone. Inizialmente dava la colpa al microfono, poi ha capito fosse un effetto della medicina e ha diminuito tantissimo le dosi. Questa è una di quelle storie che mi ha colpito per il potere che ha lo strumento radio. Un potere che non hanno altri mezzi di comunicazione".

E all’interno dei laboratori di Radio Città Fujiko?

"In alcune trasmissioni, a parlare sono categorie sociali marginalizzate, come le persone senzatetto. Ascoltando i loro format, mi sono reso conto che hanno grandissime competenze di musica classica, letteratura o cinema. Competenze non richieste dalla società in cui viviamo. La radio è stata il terreno sul quale hanno potuto mostrare che sono persone, non solo categorie oppresse".

È dai tempi di ‘Video killed the radio star’ che la radio sembra essere minacciata, ma nel 2024 ricorre il centenario dalla prima trasmissione…

"È stata data per spacciata quando è nata la televisione, e poi ancora con internet, ma non è mai successo. Questo perché la radio ha saputo adattarsi, innovarsi, sperimentare. Adesso sta cambiando forma con i podcast che, sostanzialmente, sono una radio on-demand. Io non vedo la fine, non tramonterà".

Quando nacque esistevano già le ‘onde ribelli’…

"Durante la Seconda Guerra Mondiale, c’è stata quella che gli storici definiscono la guerra delle onde, perché il fascismo utilizzava la radio come mezzo di controllo. Erano tante, però, anche le esperienze antifasciste che, non potendo essere controllate, facevano resistenza. Anche così, non solo con le armi".

Amalia Apicella

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