PAOLO ROSATO
Cronaca

Restyling Dall’Ara. La ricetta di Ravaglia: "Risorse dall’estero per un’arena multiuso"

Il dibattito dopo l’allarme del Comune e della società sugli extracosti. Il presidente di Bologna Welcome: "La struttura abbia varie forme. Dai negozi ai ristoranti, lo stadio deve generare valore e occupazione". .

Restyling Dall’Ara. La ricetta di Ravaglia: "Risorse dall’estero per un’arena multiuso"

Restyling Dall’Ara. La ricetta di Ravaglia: "Risorse dall’estero per un’arena multiuso"

"Lo stadio va ammodernato, l’importanza a livello internazionale che sta assumendo il Bologna è enorme. Quindi bisogna assolutamente sfruttare questa combinazione di fattori positivi e portare investitori". C’è apprensione in città per il futuro del nuovo Dall’Ara, dopo che il Comune, assieme ai dirigenti del Bologna Football Club, ha chiarito che gli extracosti stanno facendo schizzare il costo del restyling. Un po’ come il Passante di mezzo, che dai 700 milioni di euro iniziali del 2016 è passato gli oltre tre miliardi del 2024, pure lo stadio sente i reumatismi del rincaro abnorme dei prezzi. E come si fa a trovare quei soldi che mancano? Una delle strade viene tracciata da Daniele Ravaglia, qui nella doppia veste di vicepresidente di Confcooperative Terre Emilia e di presidente di Bologna Welcome.

Presidente, gli extra-costi hanno portato il costo per il nuovo Dall’Ara fino a circa 180 milioni di euro, circa 50 milioni di euro in più del preventivato. Come si trovano le risorse che mancano?

"Difficile pensare a ulteriori risorse pubbliche, in generale da ogni livello. L’economia sociale ha sempre bisogno di investimenti, penso alla sanità per esempio, distrarre risorse da quei settori è una strada difficilmente percorribile".

Quindi bisogna puntare tutto sui privati?

"Certo. Bologna e il Bologna con la qualificazione in Europa, speriamo, acquisiranno sempre più attrattività, in prospettiva le potenzialità sono enormi. Quindi serve una struttura multiforme, potenziata, che attiri eccellenze anche a livello internazionale".

L’estero è la chiave?

"A Bologna e in provincia ci sono tante grandi aziende, che rispondono sempre presente e lo si è visto anche con i guai della Garisenda. A questo punto però bisognerà alzare ulteriormente la testa, Bologna e provincia hanno molto da dire. La prossima settimana, per fare un esempo, 130 città che fanno turismo saranno qui per la conferenza Internazionale di City Destination Alliance. Le aspettative sulla città crescono continuamente".

La società e il Comune devono andare a caccia di sponsor?

"Saputo ha la testa sulle spalle, è una persona molto quadrata, che ha dimostrato di amare Bologna e che ha creato nuovo amore per la città e la squadra. La società con il Comune può proporsi per fare pressione e portare investitori. Parliamo di 40-50 milioni di euro. Cifre importanti, ma non insormontabili".

Ma quale può essere il grimaldello per motivare un privato a investire su una struttura pubblica che gestisce una società di calcio?

"Il progetto, come noto, prevede anche delle aree attrattive di per sé. Congressi, ristorazione, caffetterie, negozi, bisogna attrarre investitori spiegando loro che dentro al nuovo stadio potranno lavorarci, sviluppare idee e marchi, creare occupazione. Il nuovo stadio deve di per sé creare la capacità di generare sviluppo economico. Non si può pensare solo all’aspetto sportivo".

Andrà quindi potenziato anche il link con i turisti.

"Deve essere aperto sempre, deve essere un punto di attrazione autonomo, come succede ai nuovi stadi di altre città. E’ lì la chiave per attrarre investitori, deve assicurare un utilizzo multiforme. Prima si fa, meglio è, ma ci si prenda il tempo necessario".

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