Serial killer a Tolè. Tenta di uccidere agricoltore nei campi. Arrestato pluriomicida

Francesco Passalacqua stava scontando il fine pena in Appennino . In Calabria fu condannato all’ergastolo per aver ammazzato 4 persone. Poi il 4 gennaio l’assalto con un coltello a uno sconosciuto all’alba. .

Serial killer a Tolè. Tenta di uccidere agricoltore nei campi. Arrestato pluriomicida

Serial killer a Tolè. Tenta di uccidere agricoltore nei campi. Arrestato pluriomicida

e Nicoletta Tempera

VERGATO (Bologna)

Non si erano mai visti. Eppure, la mattina del 4 gennaio scorso, era appena l’alba, Francesco Passalacqua, armato di un coltello, aveva aggredito un agricoltore di 65 anni, sorpreso nel suo terreno a lavorare. A Tolè la mattina si era tinta di sangue e solo grazie alla pronta reazione della vittima, quei colpi inferti alla spalla e all’addome non erano stati fatali. Quel tentato omicidio, così l’aggressione era stata classificata da carabinieri e Procura, è rimasta per qualche giorno immersa nel mistero. Quale il movente? Cosa aveva spinto l’uomo ad accanirsi sul pensionato? Tutto, finché i militari della compagnia di Vergato, con i colleghi del Nucleo Investigativo e della Sis, non hanno dato un volto e un nome all’aggressore.

Il volto e il nome dell’unico serial killer che abbia mai operato in Calabria, il serial killer della Riviera dei Cedri. Che negli anni ’90 si era macchiato di quattro omicidi: tre commessi nelle stesse circostanze dell’aggressione di Tolè. Passalacqua per quegli omicidi stava scontando l’ergastolo: dopo vent’anni passati in carcere in Calabria, tre anni fa il cinquantacinquenne, originario di Scalea, nel Cosentino, aveva ottenuto la libertà vigilata in una struttura per soggetti fragili della Valsamoggia. L’aveva scelta perché tra gli ospiti c’era anche suo fratello, morto poi a seguito di una malattia due anni fa.

Un percorso rieducativo, quello di Passalacqua, descritto come "esemplare" dalla presidente dell’associazione che gestisce la comunità. Un iter che si sarebbe concluso tra due anni, con il fine pena: il passato, però, la mattina del 4 gennaio è tornato a invadere la vita di Passalacqua, con la violenza delle coltellate inferte all’agricoltore.

I militari dell’Arma sono riusciti a identificare Passalacqua, fermato per tentato omicidio, porto abusivo di armi e violazione di domicilio, grazie non solo ai rilievi che hanno permesso di recuperare la catenina con il crocifisso del pregiudicato, strappata dalla vittima nel tentativo di difendersi; ma anche attraverso le testimonianze di alcuni abitanti della zona, che avevano notato Passalacqua aggirarsi sospetto in bicicletta in zona.

I carabinieri sono così arrivati a Passalacqua che, riconosciuto dalla vittima, ha anche confessato l’aggressione. Ed è stato arrestato. La notizia è arrivata in Calabria e Felice Spingola, il sindaco di allora di Verbicaro, paese del Cosentino dove furono commessi alcuni degli omicidi, lo ha appreso con rabbia e stupore: "Fu un periodo terribile e assai buio". Fu proprio il primo cittadino, all’epoca degli omicidi, ad incastrare Passalacqua smontando pezzo pezzo il suo alibi e fu sempre lui che, con la propria voce e quella del territorio, fece di tutto perché venisse incarcerato. "Oggi come allora mi chiedo come sia possibile che un omicida venga lasciato libero di girovagare tra campagne, calanchi e abitazioni senza controllo. Serve una importante riflessione ora. Quando Passalacqua colpisce lo fa per uccidere e il pensionato bolognese è davvero fortunato ad essere vivo".

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