"Siamo allo stremo, così si chiude per sempre"

L’allarme di Postacchini (Confcommercio). Rossi (Confesercenti): "Ieri tanta solidarietà". I ristoratori Ascom: "Alcuni vogliono ribellarsi"

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Ieri tutti in centro per l’ultimo caffè al bar o un piatto di tagliatelle al tavolo del ristorante. Ma da oggi la musica cambia. L’ordinanza del ministro Speranza ci colora di arancione, e quindi ristoranti, bar, pub, gelaterie e pasticcerie saranno chiusi sette giorni su sette. Salvi asporto e consegne a domicilio. Da qui il rischio di uno scenario a tinte fosche: con lo spettro di chiusure e nuove manifestazioni di piazza. Conferma Enrico Postacchini, presidente regionale di Confcommercio: "L’ingresso in zona arancione, che si somma alle misure restrittive dell’ordinanza regionale, produce effetti devastanti per le imprese del commercio e per i pubblici esercizi, che vedranno nei fatti la propria attività limitata se non addirittura sospesa come per le zone rosse. In pratica siamo piombati in un secondo lockdown e così facendo non si può fare impresa. Siamo allo stremo. E non solo bar e ristoranti. Anche la moda, l’arredamento, l’automotive. Tante aziende chiuderanno. Per questo servono con urgenza risposte dalle istituzioni ad ogni livello e risorse certe e immediate". Per Vincenzo Vottero, presidente dei ristoratori bolognesi di Ascom, è l’ennesima mazzata. "Ci prendono per i fondelli. Ci avvertono 36 ore prima che dobbiamo chiudere, assurdo. Bastava prendere in considerazione l’ordinanza di Bonaccini, e già avevamo trovato la giusta mediazione. Basta con questa tiritera dei colori. Facciamo chiudere tutti e buonanotte".

La situazione se a marzo era stata digierita (sebbene a fatica), oggi, con la seconda ondata e mesi di fatturato perso sulle spalle, c’è chi è pronto a ribellarsi. "Mi chiamano in tanti, vogliono stare aperti nonostante la nuova stretta. Spero che non lo facciano, perché per la nostra categoria sarebbe un boomerang clamoroso. Ma c’è chi, in centro, ha perso l’80 per cento degli incassi".

I ristori, insomma, non bastano. "Sono mancette", taglia corto Vottero. E lo scenario è la chiusura di metà delle attività, su circa duemila ristoranti a Bologna. L’asporto e il delivery non bastano? "Forse per galleggiare. Ma non tutti sono attrezzati e gli incassi sono infinitesimali. Credo che la metà di noi deciderà di chiudere del tutto in attesa di tornare alla normalità. Ora servono risposte vere: una moratoria fiscale. Lo stop a Tari, Irpef. Interventi sugli affitti".

Ieri, intanto, nonostante l’ordinanza regionale, alla vigilia del passaggio ad arancione, in tanti hanno affollato i locali del centro. Loreno Rossi, direttore di Confesercenti, racconta che fuori da alcuni locali c’era pure la fila: "I nostri cittadini hanno voluto mostrare una grande solidarietà. Speriamo che la stessa solidarietà prosegua con l’asporto e il servizio a domicilio. In tanti hanno capito il dramma della nostra categoria".

ros. carb.

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