Teatro Comunale, buona la Prima. Una Manon Lescaut incalzante

La recensione del debutto al Nouveau con l’opera di Puccini diretta da Lyniv. Funziona la lettura di Muscato.

Teatro Comunale, buona la Prima. Una Manon Lescaut incalzante

Una scena del primo atto della ’Manon Lescaut’ al Nouveau

Il Comunale ha inaugurato la nuova stagione lirica con uno spettacolo che ha le carte in regola per soddisfare il suo pubblico più tradizionale: buoni i cantanti, gradevole l’allestimento, sempre seducente la musica di Puccini, cui la stagione 2024 è in buona parte dedicata, nel centenario della morte. Si rappresentava Manon Lescaut, il suo primo vero successo teatrale (1893): una creazione anomala sul piano drammaturgico, basata su 4 ‘quadri’ narrativamente isolati, che il regista Leo Muscato (con la scenografa Federica Parolini) ha collegato fra loro anticipando sin dall’inizio quel deserto della Louisiana in cui i due giovani protagonisti andranno a morire sul finire dell’opera. Sopra tali dune costanti, Muscato ambienta quindi interni ed esterni, la piazza di Amiens come il salotto di Parigi e fin il porto di Le Havre, trasferendo poi il tutto dal pieno Settecento a fine Ottocento (l’epoca di Puccini), grazie agli eleganti costumi di Silvia Aymonino. La trasposizione funziona, a dispetto di qualche incongruenza inevitabile con i tanti ‘settecentismi’ che caratterizzano il secondo atto (a cominciare dal passaggio in scena di un ‘musico’, cioè di un cantante castrato, in un’epoca in cui da tempo a Parigi non sapevano più che roba fosse). Suggestivi i giochi di luce creati di volta in volta da Alessandro Verazzi.

A tutto questo, Oksana Lyniv impone dal podio un ritmo narrativo incalzante, una densità di suono quasi sempre fragorosa, sfociante in quell’irresistibile Intermezzo sinfonico in cui l’orchestra ha potuto esprimere la sua piena passionalità: pochi dunque gli indugi nel corso dei quattro atti, pochissimi i pianissimi, dando così il senso di un destino incalzante e impellente che travolge i due protagonisti. Lei incarnata dalla voce di Erika Grimaldi, alla terza felice apparizione bolognese in pochi mesi: un soprano ben sicuro di sé, con una voce importante che ha bisogno di spazio melodico per espandersi al meglio, figurando quindi maggiormente nelle intense arie assegnatele da Puccini che non nelle brevi frasi dello stile di conversazione.

Lui affidato a Luciano Ganci, ancor più di casa al Comunale: un tenore di speciali qualità e in continua evoluzione verso il repertorio vocalmente ‘drammatico’, affrontato però con gusto e stile da tenore ‘lirico’, quale nasce e sostanzialmente rimane. Nomi importanti anche per i personaggi collaterali – il baritono Claudio Sgura e il basso Giacomo Prestia – con uno speciale elogio per Paolo Antognetti nel ruolo di secondo tenore (un interprete che sa dare sempre risalto alle parti comprimariali affidategli). Inappuntabile la prova del coro. Repliche fino al 31 gennaio.

Marco Beghelli

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