Verde, portici e aule per i tribunali. Il Parco della giustizia alla Staveco

Presentato il progetto di Ipostudio Architetti: ha vinto il concorso del Demanio per riqualificare l’ex caserma

Verde, portici e aule per i tribunali. Il Parco della giustizia alla Staveco

Verde, portici e aule per i tribunali. Il Parco della giustizia alla Staveco

Un enorme polmone verde ai piedi dei Colli, attraversato da un lungo porticato, come nella più tipica delle cartoline. Un portico capace di connettere i punti cardinale della giustizia cittadina: i tribunali, le procure, l’Ordine degli avvocati, il Giudice di pace e il tribunale dei minori, fino agli spazi dedicati alle attività socio-culturali. Il tutto, perfettamente connesso ai centri nevralgici della città, senza dimenticare il tema dei parcheggi. Finalmente il futuro Parco della giustizia, nell’area dell’ex Staveco, è sotto gli occhi di tutti: il progetto firmato dal raggruppamento Ipostudio Architetti Srl si è aggiudicato il concorso internazionale per il recupero e la riqualificazione della caserma dismessa, indetto dall’Agenzia del Demanio a inizio anno. Più di nove ettari rimasti inutilizzati per anni, ora al centro di un’importante opera di rigenerazione urbana, con 700 nuovi alberi: "L’ottica è restituire valore ai territori attraverso il riuso di beni immobili pubblici – sottolinea Alessandra dal Verme, direttore dell’Agenzia del Demanio –. A Bologna abbiamo appena concluso o stiamo avviando diverse operazioni strategiche, tra cui la trasformazione dell’ex caserma Bertarini nella nuova sede della guardia di finanza e la destinazione a residenze universitarie di alcune porzioni delle ex caserme Stamoto e Perotti".

Tornando al Parco della giustizia, il primo lotto è già finanziato dal ministero della Giustizia per 105 milioni di euro, mentre la spesa complessiva sarà di circa 270 milioni. A illustrare il progetto nel dettaglio è Jacopo Carli, co-fondatore di Eutropia Architettura, responsabile del progetto architettonico assieme al capogruppo Ipostudio Architetti: "L’idea era riuscire a far convivere la vocazione pubblica dell’area con la funzione del nuovo polo – spiega Carli –, per far sì che non si spenga tutto quando chiudono gli uffici, ma che rimanga vivo. Così abbiamo proceduto concordando le demolizioni da effettuare con la Soprintendenza: aumenterà lo spazio libero, ma senza convertire queste volumetrie in nuovi edifici, che andrebbero anche a congestionare l’area. Abbiamo voluto piuttosto recuperare il patrimonio esistente, dando vita ad aule e uffici giudiziari senza snaturare l’origine e la qualità di quegli spazi". Così, nel progetto, vengono individuati edifici nuovi solo quando necessario.

Nella planimetria si nota subito una grande ‘piastra’ centrale, dove saranno collocate le varie aule: "Il filo conduttore è che il nuovo aiuta l’antico – prosegue Carli –. La piastra esiste già e non avrà semplici arredi, ma strutture che consentono di preservare, ad esempio, i pilastri storici. Mantenendo e valorizzando, quindi, la fabbrica già esistente all’interno dell’area".

Non solo spazi dedicati alla giustizia però, come detto, perché "nel momento in cui si converte un’area abbandonata in un polo così importante, l’attenzione va data anche agli aspetti gestionali", come al tema dei parcheggi e dei flussi ciclopedonali.

"Non ci era stato richiesto, ma come elemento collaterale al progetto abbiamo anche inserito una soluzione per risolvere il ‘nodo’ di Porta Castiglione – aggiunge ancora l’architetto –. Ci siamo posti ovviamente anche il problema dell’indotto sulle zone limitrofe, cercando di trovare più collegamenti possibili con luoghi importanti, come il sistema dei Colli, i Giardini Margherita, l’ospedale Rizzoli. E, non da ultimo, i posti per le auto, intesi come ‘scambiatori’: saranno aumentati e verrà realizzato un parcheggio interrato al posto di quello attuale. Avremo così 400 parcheggi per i cittadini, in buona parte anche per auto elettriche, e 200 per chi lavora nella cittadella giudiziaria".

Infine, il capitolo tempistiche: "Stiamo per firmare il contratto – conclude Carli –, poi avremo 60 giorni per presentare lo studio di fattibilità tecnico-economica alla città. Sulla base di questo, sarà il Demanio a programmare gli stralci successivi, che potranno essere anche realizzati a stralci".

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