Viaggio all’inferno. Ridotte in schiavitù e costrette a mendicare. Aguzzini arrestati

Due giovani sorelle rom hanno trovato il coraggio di chiedere aiuto. L’indagine della Squadra mobile, coordinata dalla Dda . Le ragazze convinte con l’inganno dai connazionali a venire in Italia.

Viaggio all’inferno. Ridotte in schiavitù e costrette a mendicare. Aguzzini arrestati

Viaggio all’inferno. Ridotte in schiavitù e costrette a mendicare. Aguzzini arrestati

Nelle vie dello shopping, quelle ragazze erano come invisibili. Due sorelle, poco più che ventenni, ma con addosso i segni di un’esistenza ai margini, fatta solo di miseria e violenza. Sembra quasi la trama del ‘Tempo dei gitani’, ma manca la poesia di Kusturica ad accompagnare una vicenda tanto drammatica quanto quotidiana, come è quotidiano vedere mendicanti seduti sotto ai portici e passare avanti come se quelle vite non esistessero, non avessero peso.

E invece, peso lo hanno. Lo ha dimostrato l’indagine della Squadra mobile, coordinata dalla Dda con il pm Roberto Ceroni, che ha portato all’arresto di due cittadini romeni, di etnia rom, di 20 e 23 anni, accusati di tratta di esseri umani e riduzione in schiavitù. Le indagini della polizia sono scaturite dalla denuncia presentata a novembre scorso da una delle due sorelle, anche loro rom, originarie di un paese poverissimo della Romania. La ragazza, che era solita chiedere l’elemosina tra via Farini e via D’Azeglio, stanca delle vita in strada a cui l’avevano costretta con l’inganno, delle botte e delle minacce, aveva fermato una pattuglia, finalmente riuscendo a raccontare quell’incubo, iniziato nel 2019.

Quando, cioè, nel loro paese si erano presentati i due arrestati che avevano convinto le due ragazze a seguirli in Italia, promettendo loro una vita migliore e un lavoro onesto, come domestiche. E per dimostrare la loro ‘magnanimità’ avevano anche pagato il viaggio alle due giovani. Un viaggio all’inferno, che era solo all’inizio. Appena arrivate a Bologna, infatti, le ragazze erano state private di ogni diritto e buttate in strada, a mendicare spiccioli che poi finivano nelle tasche dei due sfruttatori. Le ragazze vivevano in uno stato di profonda soggezione e paura: non avevano nulla, in un paese estraneo, di cui non conoscevano nemmeno la lingua e dove le uniche due persone con cui avevano contatti erano i due aguzzini. Che le tenevano sotto scacco, con la violenza fisica e con le minacce: quando non riuscivano a raccogliere abbastanza soldi, i due le pestavano a sangue; se provavano a opporsi, minacciavano di far del male ai loro parenti in Romania. I segni delle botte le giovani li portavano sul viso. Anche una cittadina, che con la sua testimonianza ha contribuito a fare arrestare gli indagati, ha raccontato di aver più volte notato tumefazioni ed escoriazioni sul corpo della giovane, che nel tempo aveva imparato a conoscere.

Nel corso delle indagini, oltre alle ventenni, è emerso poi che i due avevano ridotto nello stesso stato di schiavitù un’altra donna, anche lei romena: lo scorso novembre, le telecamere di videosorveglianza di via del Borgo di San Pietro avevano immortalato uno dei due indagati che si accaniva con calci e pugni su di lei, seduta a terra davanti all’ingresso di un supermercato. In quella circostanza, la donna era stata soccorsa da alcuni passanti, che avevano chiamato la polizia. Sentita dalla Mobile, anche lei ha ripercorso lo stesso viaggio di dolore messo nero su bianco già dalle due sorelle. Così, al termine delle indagini, per i due è stata emessa la misura cautelare in carcere, firmata dal gip Sandro Pecorella. Le due ragazze, finalmente libere, dopo un periodo in una struttura protetta, hanno deciso di tornare a casa e oggi sono in Romania.

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