Violenza sessuale in via Bertoloni. Niente flagranza di reato: l’aggressore è già libero. Ma sarà espulso dall’Italia

È rimasto in carcere poche ore: per la pm mancherebbero anche tracce evidenti delle molestie. La polizia lo ha accompagnato ieri mattina al Cpr di Milano per lasciare il Paese

L’angolo tra via delle Belle Arti e via Bertoloni: la zona universitaria continua a creare problemi quando si parla di sicurezza
L’angolo tra via delle Belle Arti e via Bertoloni: la zona universitaria continua a creare problemi quando si parla di sicurezza

Bologna, 9 febbraio 2024 – È rimasto in carcere una manciata d’ore appena il ventenne somalo arrestato per la violenza sessuale in via Bertoloni. L’uomo, come disposto dalla pm Michela Guidi, che ne ha chiesto l’immediata liberazione (in base all’articolo 121), è stato scarcerato mercoledì pomeriggio: era stato arrestato nella tarda serata di martedì, in flagranza di reato, dagli agenti del commissariato Due Torri San Francesco. Lo straniero non è comunque rimasto a piede libero in città, almeno per il momento, visto che la polizia dopo la scarcerazione ieri mattina lo ha accompagnato nel Centro per il rimpatrio di Milano, per avviare le procedure di espulsione, vista la sua condizione irregolare in Italia.

La pm ha motivato la decisione, piuttosto irrituale in casi gravi come una violenza sessuale, per il fatto che gli agenti sono arrivati in via Bertoloni dopo l’aggressione, quando già il ventenne si era allontanato - dunque senza più il presupposto della flagranza - e che lo avrebbero identificato come l’autore della violenza basandosi ‘solo’ sulla testimonianza della vittima e della ragazza che l’ha soccorsa (e che è stata a sua volta presa a calci dallo straniero). Avrebbe pesato poi sulla decisione la mancanza di tracce evidenti del reato addosso all’arrestato. Tuttavia, l’uomo, stando al racconto della vittima, che ha passato tutta la notte in Questura accompagnata dal padre, difficilmente avrebbe potuto avere tracce (biologiche o no) della violenza addosso. E questo perché, come ricostruito dalla trentenne, non si è trattato (e per fortuna) di uno stupro consumato, ma l’aggressore l’avrebbe ‘solo’ palpeggiata nelle parti intime, in un fugace quanto violento e terribile agguato alle spalle. Poi le urla della vittima l’avrebbero subito messo in fuga. Una fuga in cui si sarebbe imbattuto nella ventenne che, sentendo le grida dell’altra, aveva raccontato di aver raggiunto il somalo tentando di bloccarlo e prendendosi, per questo, dei calci.

Subito dopo, incrociata una pattuglia della polizia che passava in via Belle Arti, le ragazze avevano fermato l’auto di servizio e raccontato quanto accaduto agli agenti, descrivendo l’aggressore. Non solo: erano state proprio le giovani a indicare ai poliziotti lo straniero che intanto si era buttato a terra in via Belle Arti, nei pressi di piazza Puntoni. "È lui, è quello lì", avrebbero detto. Indicando senza tentennamenti il ventenne. Che adesso è nel Cpr.

L’episodio, ennesimo caso di violenza sulle donne in città e in particolare nella zona universitaria, è tornato ad agitare l’animo dei residenti di via Belle Arti. Già teatro, quattro mesi fa, di un’analoga violenza. Anche in quel caso, a soccorrere per prima la vittima, allontanando i due quindicenni tunisini che si stavano accanendo su di lei, era stata un’altra ragazza, Giulia Leone. Grazie al suo coraggio e al suo senso civico, pochi giorni dopo quella violenza, i carabinieri erano riusciti a individuare i due giovanissimi stranieri non accompagnati, ospiti della struttura di Villa Aldini. E li avevano arrestati. Fatti terribili, che riaccendono l’attenzione su una Bologna che ancora una volta si dimostra pericolosa per le donne. Una città dove è necessario guardarsi le spalle se si cammina, di sera, da sole.

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro