Zuppi: "Ritroviamo l’amore di Dio". E cita il padre di Giulia Cecchettin

Il cardinale ha celebrato la messa in San Petronio e il rito della Fiorita: critiche verso la cultura del possesso "Siamo così abituati a pensare a noi stessi, che finiamo per sottomettere gli altri ai nostri desideri".

Zuppi: "Ritroviamo l’amore di Dio". E cita il padre di Giulia Cecchettin

Zuppi: "Ritroviamo l’amore di Dio". E cita il padre di Giulia Cecchettin

Tra piazza Maggiore e piazza Malpighi ci sono circa 700 metri. Pur essendo breve, durante tutto il tragitto riecheggiano con forza le parole che il padre di Giulia Cecchettin ha utilizzato per l’ultimo saluto alla figlia: "Tutta questa pioggia di dolore fecondi il terreno delle nostre vite e voglio sperare che un giorno possa germogliare, che produca il suo frutto di amore, perdono e di pace". È il cardinale Matteo Zuppi a riprenderle in due occasioni: la mattina nella Basilica di San Petronio e il pomeriggio durate il tradizionale rito della Fiorita, che si celebra a conclusione della festa della Immacolata. Per tutta la giornata l’arcivescovo invita i bolognesi a rompere ogni complicità con il male seguendo l’esempio di Maria. "Siamo così poco abituati a riconoscere gli inganni del male – ha spiegato l’arcivescovo –, che spesso ne subiamo quel fascino che poi ci esalta. Un veleno che ci porta a non credere più nell’amore e, quindi, in Dio. Pensiamo solo a noi stessi, il prossimo diventa un qualcosa da possedere e non ci rendiamo conto del male che facciamo quando smettiamo di amare gli altri e cerchiamo di sottometterli ai nostri desideri". Un atteggiamento che diventa problematico anche per noi stessi e che rischia di diventare autodistruttivo perché svuota la nostra esistenza di tutte quelle cose che, invece, le danno un senso.

"Finiamo per credere che per trovare noi stessi dobbiamo vivere in un’isola sulla quale gli altri possono arrivare solo quando ci servono. Questa voglia di possedere ci porta alla competizione esasperata, alla nostra esaltazione e poi, alla prima caduta, a una forte depressione. Una depressione che si esprime anche con l’avere paura di tutto quello che ci circonda e che, alla fine, ci porta a isolarci. L’unico modo per non cedere all’esaltazione del male e quello di guardare a Maria, che accetta l’amore di Dio e ci dona quel Gesù che ama tutti a partire dai peccatori".

Un cambio di prospettiva non facile in una società dove il profitto e la finanza continuano a voler superare il primato dei principali valori umani. "Maria ci insegni anche a non credere all’illusione del benessere e del consumismo, e ci dia il coraggio per fidarci dell’amore di Dio. Un padre che non ci dà lezioni di successo ma, attraverso Maria, ci dà quel Gesù che non si arrabbia con chi sbaglia, anzi lo accoglie, lo perdona e che ci invita a fare altrettanto perché lui stesso si trova in ogni prossimo. Non si può amare Dio, se non si ama il prossimo. Ogni tanto pensiamo sia possibile, ma anche in questo caso diventiamo complici del male. Così come non si può amare Dio se non siamo disponibili a lavorare per la pace. Seguendo l’esempio di Maria dobbiamo trovare la strada per arrivare alla fine della guerra in Ucraina e in tutte le altre parti del mondo dove si sta combattendo". Il tradizionale rito della Fiorita ha visto i vigili del fuoco portare l’omaggio floreale presentato dall’arcivescovo in cima alla statua della Madonna in piazza Malpighi. Erano presenti il sindaco Matteo Lepore e la vicepresidente alla Regione Irene Priolo.

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