Comune, ecco i costi folli di Liber Paradisus

La nuova sede costa cara tra affitti, utenze e una 'maxi multa'

La sede del Comune di piazza Liber Paradisus (Foto Schicchi)

BOLOGNA - INTERVISTE NEGOZI PIAZZA LIBER PARADISUS E ZONA VIA FIORVANTI -

Bologna, 27 ottobre, 2016 - Conti da capogiro. Quasi 20 milioni per la gestione nei prossimi due anni di piazza Liber Paradisus, a cui vanno aggiunti altri 4,5 milioni per l’affitto e le utenze della torre C del complesso che in Bolognina ospita gran parte degli sportelli aperti al pubblico e degli uffici dell’amministrazione. Senza dimenticare la fattura più pesante: ulteriori 4 milioni, già versati sull’unghia, per la causa persa in Tribunale da Palazzo d’Accursio con la concessionaria Newco Duc a causa del mancato adeguamento Istat delle tariffe. Il primo debito fuori bilancio nella storia del Comune di Bologna.

Insomma, piazza Liber Paradisus costa carissima alle casse comunali. Un’eredità della scelta di affidare la costruzione della struttura (esclusa la torre C che fa storia a sé) in project financing alla società ‘Newco Duc’, di cui fa parte anche il Ccc. Le tariffe per la sua gestione relative al biennio 2017-2018 ammontano precisamente a 19,7 milioni di euro, con una spesa annuale di 9,8 milioni, già messe a bilancio con una delibera approvata lo scorso 18 ottobre. Questa la ripartizione delle spese: 5,1 milioni per la parte relativa ai «canoni dei servizi», 3,8 per il «canone disponibilità», ovvero l’effettiva disponibilità della struttura, e il resto, 835mila euro, destinati a «utenze e canoni di altri servizi».

Per la torre C cambiano le modalità, ma non la sostanza: le cifre restano milionarie. La torre, infatti, è stata presa in affitto dal Comune in un secondo tempo, dopo che ci si rese conto che c’era bisogno di un maggior spazio. Le spese di locazione, destinate sempre alla Newco Duc, rappresentano poco più della metà della cifra messa a bilancio annuale: 1,4 milioni di euro rispetto sui 2,2 totali. A questi vanno aggiunti 85mila euro di gas, 11mila di acqua, 27mila di utenze e canoni vari e soprattutto 667mila di «altre spese sostenute per utilizzo di beni di terzi».

Numeri destinati ad aumentare nei prossimi anni (la concessione si concluderà nel 2034), a causa degli adeguamenti dovuti all’inflazione. Un aspetto sul quale il Comune è già caduto rovinosamente l’anno scorso, quando i giudici hanno condannato Palazzo d’Accursio a pagare un debito di oltre 4 milioni di euro. A citare in giudizio l’amministrazione era stata proprio la Newco Duc, dopo una diversa interpretazione delle norme. Dopo quasi tre anni di braccio di ferro nelle aule di tribunale e nonostante l’ottimismo del Comune che aveva fatto opposizione al decreto ingiuntivo dei magistrati, era arrivata l’ennesima batosta: 4 milioni di euro liquidati in una volta sola, grazie a una rilevante variazione sul bilancio 2015-17 e a un prelievo di 2 milioni dall’avanzo di amministrazione.

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