Neri, il rientro è vicino: "Sogno ancora i Giochi. E voglio tornare al top"

Matteo nel giugno dello scorso anno si è infortunato al ginocchio sinistro "Per qualche ora ho pensato di smettere. Poi è prevalso l’agonismo".

Neri, il rientro è vicino: "Sogno ancora i Giochi. E voglio tornare al top"

Neri, il rientro è vicino: "Sogno ancora i Giochi. E voglio tornare al top"

Il sogno olimpico da un lato. Un ginocchio che va in frantumi dall’altro. L’idea di abbandonare tutto, sogni compresi. Poi la ripresa e, ora, la fine del tunnel. Matteo Neri, 24 anni, punto di forza della Virtus Scherma e dei Carabinieri ora come ora, ha solo una possibilità su mille di andare ai Giochi di Parigi – parole sue –, ma vuole provarci fino alla fine. Vuole tornare a essere una delle sciabole più brillanti del panorama nazionale. Vuole tornare a vincere in Italia e nel mondo, perché la scherma, da sempre, fa parte del suo dna.

Matteo, cominciamo dalla data del crac.

"E’ il 27 giugno dello scorso anno, sono in pedana, in Polonia, per i Giochi Europei. Sto andando bene, insieme con tutta la squadra azzurra. Poi succedere l’irreparabile".

Poi?

"Il ginocchio sinistro si pianta e va in frantumi. Crociato anteriore, due menischi, collaterale mediale".

Non si è fatto mancare nulla.

"Vero, ho provato anche a giocare i numeri al lotto legati a questo infortunio. Ma non ho avuto sufficiente fortuna. Peccato".

E adesso?

"Ci sono alcune date nella mia testa".

Quali?

"Il 22 aprile, finalmente il raduno con la nazionale a Tirrenia. Poi, il 4-6 maggio, la Coppa del mondo a Seul. E ancora il 17-18 maggio, sempre la Coppa del Mondo, a Madrid. Poi i tricolori dal 5 al 10 giugno".

Il sogno?

"Datemi la possibilità di indossare di nuovo la giacchetta elettrica".

Quando le manca?

"In realtà l’ho già indossata diverse volte. Ma non in gare ufficiali".

E adesso?

"Voglio tornare a essere competitivo".

Obiettivo Olimpiadi di Parigi 2024?

"Non voglio farmi illusioni. Sono fermo da quasi un anno. C’è uno 0,1 per cento di possibilità. Ci provo, ma quel che più importa è tornare in pedana. Dimostrare che sono ancora io".

Pensieri dopo il crac del ginocchio?

"Per 15-20 ore ha vinto lo sconforto. Ho pensato che tutto fosse finito. Ho pensato anche all’idea di un ritiro definitivo. All’idea di non tornare mai più in pedana. Per fortuna questa sensazione e questo pessimismo cosmico sono durati poco".

E poi?

"Mi è montata una rabbia agonistica che, se avessi potuto, sarei tornato subito in pedana".

E invece?

"Invece sono tornato a casa dai miei genitori. Non riuscivo nemmeno ad alzarmi dal letto. Pian piano ce l’ho fatta".

Chi deve ringraziare?

"In primis la famiglia che mi è sempre rimasta vicino, quando tutto sembrava nero".

Riabilitazione?

"Prima fase all’Isokinetic, seguito dal dottor Pier Paolo Zunarelli e da Antonio Tamisari. C’erano sempre".

In seguito?

"Sono passato sotto Valerio Flammini per la seconda fase".

E il maestro Andrea Terenzio?

"Fondamentale. Quasi fossimo una coppia. Mi ha aiutato tantissimo. Andrea è una parte integrante della mia crescita sportiva".

E papà Alberto?

"Si è informato sempre. Tutti i giorni, ogni qual volta provavo gli assalti. Voleva sapere le mie sensazioni, come stavo".

La Virtus e i Carabinieri?

"Sempre al mio fianco. ll maresciallo Lucio Landi chiama praticamente tutti i giorni. Quasi fosse il motto dei carabinieri: nei secoli fedele. Mi sono sempre sentito seguito, curato. Quasi coccolato".

E adesso?

"Chiaro che il sogno olimpico resta. Non so se sarà Parigi, ma alle Olimpiadi prima o poi ci voglio andare. E ci andrò. Prima, però, devo dimostrare di essere tornato quello di una volta".

Gli studi?

"Per ora li ho accantonati. Ero iscritto a Economia Aziendale. La curiosità e la voglia di studiare c’è sempre. L’ho semplicemente messa da parte".

Per diventare un capitano d’industria…

"C’è tempo. Ora voglio tornare a essere quello di prima. Un atleta che, con la sciabola in mano, può giocarsela alla pari con i migliori al mondo".

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