Cesena, festa per i 70 anni della Babbi. "I nostri dolci hanno reso felice anche un Papa"

Giulio racconta come col padre fondò l'azienda conosciuta ovunque per viennesi e waferini

Cesena, festa per i 70 anni della Babbi. "I nostri dolci hanno reso felice anche un Papa"

RAVAGLIA 07/10/22 CESENA GIULIO BABBI

Cesena, 10 ottobre 2022 - Doppia festa per Giulio Babbi, cofondatore nel 1952 con il padre Attilio dell’impresa dolciaria ’Babbi’ di Cesena, famosa nel mondo per i viennesi e waferini: il compleanno della sua creatura e quello personale.

Questa sera, al palazzetto dello Sport di Cesena, si tiene il Gran Galà per i settant’anni anni di vita dell’impresa.

"Primo ritrovo dopo il Covid. Saremo più di seicento: dipendenti, agenti italiani ed esteri, sindaci di Cesena e Bertinoro, dove ci siamo trasferiti nel 1990, di oggi e del passato. Verrà anche Paolo Cevoli a farci ridere che ce n’è bisogno".

Lei quando compie gli anni?

"Il 20 dicembre finisco i 94, ho qualche acciacco ma sono fortunato. Vado tutti i giorni allo stabilimento guidando l’auto. Stirpe buona: il babbo se ne andò a 98 anni".

Come nacque la Babbi nel 1952?

"La fondammo il babbo ed io nella prima sede cesenate in via Turchi dove abito ancora, producendo coni da gelato. Lui stava in laboratorio, io avevo 24 anni e curavo amministrazione e distribuzione".

La leggendaria ricetta dei viennesi brevettata da Attilio Babbi. Ce la svela?

"Era il 1958, il babbo voleva completare la produzione sino allora solo stagionale facendo dolci per l’inverno.

Si chiuse per due anni in laboratorio e, prova e riprova, creò le cialde dei viennesi con crema di vaniglia ricoperte da un sottile strato di cioccolato fondente, e i waferini con vaniglia e nocciola. Ce l’ho davanti agli occhi Attilio che mi chiama dal forno: ""Giulio, ce l’ho fatta!". A quel punto toccò a me".

Che cosa le toccò?

"Il babbo creava, io dovevo commercializzare. Andai nei bar più importanti di Cesena ma non li vollero vendere perché erano realizzati in città. Ferito nell’amor proprio partii per Milano, con l’auto carica di viennesi e tornai con decine di ordini. Poi fu la volta di Roma, Firenze, Bologna. Altri ordini a raffica, che rivincita. La prima confezione aveva la sagoma di una coppia danzante poi approdammo a quella definitiva con viennesi, violino e ballerini".

Come deve essere un venditore di razza?

"Deve avere il prodotto vincente e una tenacia sovrumana. Io volevo sfondare anche in città, presi dall’elenco telefonico gli indirizzi e andai da avvocati, medici, notai a donare i viennesi dicendo. ’Se vi piacciono vi aspettiamo allo spaccio’".

I clienti più illustri?

"Papi, cardinali, politici e artisti".

Suo padre è stato il genio e lei la... ’regolatezza’?

"Ci completavamo. Lui è morto in casa, nel sonno, nel 2003. Fece in tempo ad assaggiare il ’babbino’, nuovo prodotto dolciario".

La sua soddisfazione professionale maggiore?

"La dinastia Babbi: essere arrivati alla quarta generazione. Sono entrati in azienda cinque nipoti su sei, una lavora alla Lavazza. E da tanti anni ci sono i miei tre figli, Piero, Gianni e Carlo. Questo mi appaga: la certezza che festeggeranno anche i cent’anni della Babbi".

Giulio Babbi, che progetti ha?

"Abbiamo acquistato i terreni, amplieremo gli stabilimenti".

In azienda comanda ancora lei?

"Ma no, mi sono fatto da parte, però mi ascoltano. Ai piani alti stanno i figli, io ho l’ufficio vicino allo spaccio. Mi piace vedere i clienti che comprano le nostre delizie".

Avete aperto il ’Babbi Caffè’ a Cesena.

"Un regalo alla città, nello storico palazzo del Ridotto. Per noi è un biglietto da visita. L’abbiamo avviato anche a Kyoto, in Giappone".

Di che cosa ha paura?

"Ho preso il Covid senza danni, non ho paure. Anzi sì, una: di Putin".

Un ricordo che le addolcisce i pensieri?

"La mia famiglia ricevuta da papa Ratzinger nel 2010, mezz’ora soli con lui. Benedetto XVI assaggia i viennesi, mi fissa negli occhi e dice: ’Sono questi la gloria di Dio in terra’".