Carriera alias a scuola bocciata. Il prof: "Rischio aumento scontri tra docenti e studenti"

Il regolamento dà la possibilità di registrarsi con nome e sesso diversi da quelli depositati all’anagrafe. A Cesena l’insegnante di religione Domenico Tallarico contesta la procedura attivata da 324 istituti in Italia

Domenico Tallarico, insegnante di religione
Domenico Tallarico, insegnante di religione

Cesena, 12 febbraio 2024 – “Spunti per un giudizio non ideologico". La precisazione non è rituale se si parla di "carriera alias nella scuola", quella procedura amministrativa, per intenderci, che prevede la possibilità di registrarsi a scuola con il nome e il sesso che corrispondono all’identità di genere percepita, anche se questi sono diversi da quelli depositati all’anagrafe. Sul tema il dibattito è aperto anche nelle scuole cesenati. E infatti, in un documento firmato dal docente di religione Domenico Tallarico, "alcuni insegnanti, medici, dirigenti e avvocati", "provocati dalla realtà quotidiana che sfida chi opera nel campo dell’educazione", hanno esaminato gli aspetti giuridici, psicologici, medici ed educativi di un fenomeno che non si può ignorare. Del resto, secondo dati di Agedo (associazione di genitori di persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender), sarebbero 324 le scuole italiane che accolgono la carriera alias. "Si tratta di una modifica la cui efficacia resta circoscritta alla scuola in cui è stata deliberata" puntualizza il professor Tallarico. "Con il regolamento che introduce la carriera alias - si legge nel documento - verrebbe meno la corrispondenza tra documento ufficiale e dato di realtà, in quanto sul registro comparirebbe un nome (con voti e comunicazioni) che sarebbe diverso dal dato presente nei documenti d’identità. La discrepanza potrebbe far emergere altre criticità. Un docente per vari motivi (personali, morali e giuridici) in qualità di pubblico ufficiale potrebbe decidere di non ottemperare alle delibere oppure, in caso di disaccordo, alcuni docenti potrebbero comminare sanzioni disciplinari all’alunno o ricorrere alla giustizia nei confronti del dirigente e della scuola. Si aprirebbero pertanto una serie di controversie che rischierebbero di mettere in difficoltà il docente, il ragazzo e la famiglia".

“Da un punto di vista medico e psicologico - dice poi il documento firmato dal professor Tallarico - è di grande rilevanza la letteratura che aiuta ad inquadrare la situazione reale degli adolescenti con disforia di genere. Poiché stanno aumentando in modo significativo le posizioni critiche nei confronti degli interventi chirurgici e delle terapie ormonali in età adolescenziale, è importante considerare attentamente le implicazioni delle scelte irreversibili. Si è passati dal considerare il disturbo dell’identità di genere come una malattia psichiatrica, al concetto più recente di disforia di genere e infine alla de-patologizzazione della disforia di genere, collocandola nella sezione ‘Condizioni relative alla salute sessuale’ e introducendo il concetto di ‘incongruenza di genere’. L’adolescenza, peraltro, è per definizione un’età di sviluppo in cui avvengono importanti cambiamenti fisici e psicologici. È un momento di transizione molto delicato che segna il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta e porta con sé numerose trasformazioni e sperimentazioni". E infine: "Da un punto di vista educativo, l’introduzione della carriera alias potrebbe mettere in discussione la certezza educativa fornita dalla scuola, rendendo problematica la trasmissione di dati di realtà oggettivi. Ciò potrebbe influire negativamente sul rapporto educativo tra docenti e studenti, introducendo un elemento di soggettività che potrebbe aumentare scontri tra docenti e studenti".