di Paolo Morelli La notizia che la Corte di Cassazione aveva respinto il ricorso, confermando la condanna a vent’anni di reclusione per Costante Alessandri, è arrivata all’avvocato Carlo Benini pochi minuti dopo l’una di ieri. Alla suprema corte si fa così: soprattutto alla prima sezione, che si occupa dei delitti contro la persona, i processi si celebrano uno dopo l’altro, poi i cinque giudici si ritirano in camera di consiglio e compilano tutte le sentenze. Quando hanno finito escono e leggono i dispositivi uno dopo l’altro e un ufficiale giudiziario telefona l’esito alle parti in causa. Costante Alessandri se lo aspettava, nell’intervista che ci aveva rilasciata in esclusiva lunedì scorso esponendoci alcuni nuovi elementi a sua difesa dei quali non aveva mai parlato, era stato chiaro: "Penso di avere il 95% di...

di Paolo Morelli

La notizia che la Corte di Cassazione aveva respinto il ricorso, confermando la condanna a vent’anni di reclusione per Costante Alessandri, è arrivata all’avvocato Carlo Benini pochi minuti dopo l’una di ieri. Alla suprema corte si fa così: soprattutto alla prima sezione, che si occupa dei delitti contro la persona, i processi si celebrano uno dopo l’altro, poi i cinque giudici si ritirano in camera di consiglio e compilano tutte le sentenze. Quando hanno finito escono e leggono i dispositivi uno dopo l’altro e un ufficiale giudiziario telefona l’esito alle parti in causa.

Costante Alessandri se lo aspettava, nell’intervista che ci aveva rilasciata in esclusiva lunedì scorso esponendoci alcuni nuovi elementi a sua difesa dei quali non aveva mai parlato, era stato chiaro: "Penso di avere il 95% di probabilità che i giudici romani confermino la condanna, nonostante non ci siano prove che io abbia ucciso Manuela. Ma soprattutto negli ultimi anni il vento sta soffiando decisamente contro gli uomini accusati di violenza contro le donne, e a farne le spese sono anch’io".

Alessandri aveva già chiarito che non aveva alcuna intenzione di fuggire, per cui non c’è stato bisogno che le forze dell’ordine lo prelevassero per portarlo in carcere.

Ieri mattina presto, prima di uscire da casa, ha preparato una borsa con qualche capo di biancheria e vestiti di ricambio, ha staccato la luce, chiuso i rubinetti del gas e dell’acqua, e svuotato il frigo. La casa in cui ha vissuto prima con Manuela Teverini e la figlia Lisa e poi da solo tra un po’ di tempo non sarà più sua: la figlia ha già avviato le pratiche per il sequestro, non avendo l’uomo le risorse necessarie per il risarcimento provvisorio fissato dai giudici, 950.000 euro.

Quando è uscito di casa, Alessandri ha salutato un parente che stava lavorando a poca distanza, poi si è incontrato con l’avvocato Carlo Benini che lo ha difeso per tanti anni. I due hanno raggiunto in auto il carcere della Rocca di Forlì. Lì, però resterà per poco tempo poiché quello forlivese è un carcere circondariale che può ospitare detenuti che non abbiano più di cinque anni di reclusione da scontare. Per questo entro breve tempo Costante Alessandri sarà trasferito a Bologna, Modena o Parma, i tre penitenziari più importanti della nostra regione.

"Mi costituisco – ha detto l’uomo prima di varcare il portone del carcere – perché non c’è altro da fare. Avevo pensato di fuggire all’estero, ma avrei avuto bisogno di tanti soldi e di appoggi che non ho. Starò in carcere cercando di far passare gli anni anche se questa condizione è dura da accettare perché io sono innocente. Non ci sono prove della mia colpevolezza e continuo a sperare che prima o poi la verità venga a galla".

Per Costante Alessandri, 62 anni che compirà fra tre giorni in una cella della Rocca, il carcere non è una novità assoluta: vi ha già trascorso 21 giorni quando fu arrestato al culmine delle indagini e dagli scavi che non ottennero i risultati sperati dagli inquirenti. Per questo fu scarcerato e successivamente è rimasto a piede libero pur essendo stato condannato sia in primo grado che in appello a vent’anni di reclusione. Solo quando la condanna è diventata definitiva si sono spalancate le porte del carcere.

La legislazione italiana, nell’intento di premiare chi si comporta bene stando dietro le sbarre e di ridurre l’affollamento carcerario, prevede sconti di pena. Secondo un rapido calcolo che non ha nulla di ufficiale, tra meno di una dozzina d’anni Costante Alessandri potrebbe cominciare a uscire dal carcere: permessi, ammissione al lavoro esterno e affidamento ai servizi sociali sono istituti che possono aiutare ad affrontare con maggiori speranze un periodo di detenzione anche lungo come quello che ha davanti l’uomo condannato per aver ucciso la moglie.

Che questo sia vero oppure no, però, è un segreto che Costante Alessandri terrà sempre per sé: ha sempre affermato di non avere ucciso la moglie Manuela, di essere innocente, e continua a farlo ancora ora che la condanna nei suoi confronti è definitiva. Se non ha ancora deciso di confessare è molto probabile che non lo farà mai.