"Le auto? Sapranno gestire il traffico da sole"

La soluzione di intelligenza artificiale di un gruppo di ricercatori cesenati scelta dal colosso Huawei tra 50 progetti in tutto il mondo

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di Maddalena De Franchis

Un gruppo di ricercatori del campus universitario cesenate si è aggiudicato un premio internazionale per aver elaborato una soluzione particolarmente avanzata di applicazione dell’intelligenza artificiale alla guida autonoma delle automobili. Lanciata dal colosso cinese delle telecomunicazioni Huawei, la sfida riguardava l’uso di tecniche di apprendimento continuo per migliorare le performance di auto che guidano da sole in 32 città, in condizioni meteo variabili e orari della giornata differenti. Alla guida – è il caso di dirlo – del team Unibo Davide Maltoni, che a Cesena insegna Architetture degli elaboratori e Machine learning (letteralmente, ‘macchine che apprendono’).

Professor Maltoni, col vostro progetto avete sbaragliato l’agguerrita concorrenza di circa 50 gruppi di ricerca da tutto il mondo. Di cosa si tratta?

"I modelli di intelligenza artificiale attualmente prevalenti sono ‘pre-programmati’ al momento della loro realizzazione. Non apprendono dall’esperienza: è come se ciascuno di noi fosse dotato di un pacchetto di informazioni al momento della nascita e non imparasse più nulla nel corso della propria esistenza. I sistemi che abbiamo elaborato, invece, sono in grado di apprendere e aggiornarsi mentre sono in esecuzione".

Perché questa abilità è cruciale nel traffico stradale?

"Perché è un contesto in continua evoluzione. Il nostro sistema riesce a catalogare ogni singolo fotogramma di una sequenza video all’interno di una serie di categorie (pedone, ciclista, auto, camion, tram, veicolo a tre ruote), affinché l’automobile a guida autonoma sia ‘consapevole’ di ciò che la circonda in tempo reale".

Quando potremo vedere in circolazione le prime auto a guida autonoma?

"Alcune case automobilistiche si avvalgono già, a bordo dei propri veicoli, di tecniche di intelligenza artificiale per l’assistenza avanzata al guidatore: ma ci vorranno ancora degli anni prima di incrociare, sulle nostre strade, un’auto che guida da sola".

Come mai?

"Sarà una rivoluzione graduale. Innanzitutto, gli algoritmi dovranno adeguarsi a condizioni stradali e di traffico differenti tra loro: un’autostrada che collega due città negli Usa è radicalmente diversa, ad esempio, dalla stradina di un borgo medievale del centro Italia. Probabilmente, la sperimentazione comincerà con alcune categorie di mezzi, su corsie preferenziali, come sta avvenendo in Giappone".

Da esperto di robotica e neuroscienze, quali scenari prevede per gli anni a venire?

"Il cambiamento ci sarà, ma non è dietro l’angolo: i robot hanno ancora un grado di autonomia limitato, sono impacciati rispetto all’essere umano. Sono approdati con successo in alcuni settori industriali (nelle catene di montaggio) e nella logistica, per lo smistamento e consegna dei pacchi. Nel prossimo futuro, saranno largamente utilizzati per l’assistenza domestica, in particolare agli anziani".

Un robot-badante, insomma, mentre in Occidente la popolazione invecchia inesorabilmente.

"Occorrerà, però, colmare al più presto la latitanza legislativa in questo ambito, soprattutto guardando alle responsabilità e alle conseguenti coperture assicurative. Chi è responsabile in un incidente che coinvolge due veicoli a guida autonoma? Chi copre eventuali danni causati da un robot che si aggira per la casa? D’altra parte, il settore offre infinite opportunità di lavoro: saranno necessarie competenze ingegneristiche e informatiche per manovrare e gestire questi macchinari, anche a distanza".