Nuova Virtus, la speranza c’è ed è giovane. Coach Chiadini: "Salviamoci e rilanciamo"

La squadra è penultima in B: "Costruiamo dal vivaio, mettendo un mattone alla volta. Le soddisfazioni arriveranno presto"

Nuova Virtus, la speranza c’è ed è giovane. Coach Chiadini: "Salviamoci e rilanciamo"

Nuova Virtus, la speranza c’è ed è giovane. Coach Chiadini: "Salviamoci e rilanciamo"

A tre giornate dal termine della prima fase del campionato di basket di serie B femminile la Nuova Virtus Cesena guarda (quasi) tutte le avversarie dal basso: la squadra giallonera è infatti ferma al penultimo posto della classifica, pur avendo disputato ottime gare anche contro le avversarie più quotate del torneo. Coach Luca Chiadini, c’è margine per essere ottimisti?

"Eccome. Non posso certo dire che la classifica sia buona, ma le indicazioni che ho raccolto in questa prima parte della stagione lo sono, eccome. Abbiamo una squadra giovane, di grande prospettiva e motivatissima. Ce la siamo giocata con tutti, dominando per lunghi tratti anche contro le più forti.".

Eppure…

"Non è questione di tirare in ballo la dea bendata, ma i dati di fatto sono da brividi: su 13 atleta in rosa, 12 si sono infortunate, tutte a causa di traumi. Così non è semplice. Eppure non sono preoccupato, perché so di essere nel posto in cui dovrei essere".

Strategie per il rilancio?

"Semplici: vincere. Restano tre giornate al termine della prima fase e gli esiti degli incontri che ci aspettano, a partire dal derby a Rimini (di domani sera, ndr), non avranno alcuna ripercussione perché poi a fine gennaio con l’inizio del raggruppamento playout si ripartirà tutti da quota zero punti. Il regolamento per noi è in ogni caso una beffa, perché negli scontri diretti abbiamo già acquisito 6 punti che sarebbero stati un ottimo tesoretto in vista dell’esito della stagione. Al termine di questa fase le ultime due retrocederanno: sono certo che non faremo parte di quella coppia".

Che squadra è la Nuova Virtus?

"In estate siamo stati costretti a rinunciare a due pilastri del gruppo, Currà e Koral e a quel punto abbiamo deciso di seguire in pieno le linee guida che caratterizzano il nostro club: dare fiducia e investire tanto sulla crescita del vivaio. L’età media della prima squadra è intorno ai 20 anni e questo è un potenziale enorme, sul quale lavorare. Avremmo potuto scegliere la strada semplice, mettere sotto contratto un paio di trentenni e salvarci senza patemi, ma sarebbe stata una scelta senza prospettive. No, abbiamo altri progetti".

Quali?

"La serie A entro pochi anni, da raggiungere con le nostre ragazze. I presupposti ci sono tutti, abbiamo un settore giovanile di altissima qualità, siamo già andati alle finali nazionali con l’under 15 lo scorso anno e ora stiamo lavorando per il bis: vinciamo regolarmente contro le squadre più quotate del territorio… insomma la carne al fuco è molta. E’ vero, è più stancante, perché si è sempre sul filo di lana, perché bisogna allenare tanto e perché ogni dettaglio deve essere curato al meglio. Ma è una meraviglia".

Lavora fianco a fianco con Mara Fullin e Ivana Donadel, due riferimenti assoluti nel mondo del basket in rosa.

"E’ eccezionale, perché ci si confronta al volo su ogni coesa, bastano un paio di parole per capirsi, si evitano perdite di tempo e si rema veloci insieme verso quello che serve per crescere sempre di più. Sono presenze impagabili, sulle quali nessun altro club può contare. E non basta, perché c’è pure Luca Cimatti, che non è certo l’ultimo arrivato".

Lei e il basket.

"E’ tutta la mia vita, nel senso che lo respiro in ogni momento della giornata. D’altra parte me la sono cercata… Ho conosciuto mia moglie quando lei era una giocatrice e io la allenavo e le nostre due figlie sono in squadra con me".

Ehi coach, mi passi l’insalata? "In effetti va più o meno così… L’anno scorso le allenavo anche nell’under 15 e siamo appunto andati alle finali nazionali insieme. Spero che se la siano goduta, per quello che mi riguarda non ho dubbi: è un pezzo di vita che mi porterò nel cuore per sempre. Ora le ho con me in prima squadra: non mi importa dove arriveranno, mi importa che si divertano e siano felici".

Quello che chiede ogni genitore. Il babbo-allenatore è severo?

"Serve stemperare, godersi il momento. Ma i punteggi sul tabellone finiscono per forza anche sul tavolo a cena. E’ molto meglio quando si vince…"