‘Pagella’ del benessere. Scenario positivo con qualche criticità nella nostra provincia

Rapporto della Camera di commercio della Romagna sulla base di undici indicatori. Economia e lavoro meglio della media nazionale, ma le retribuzioni sono basse. Pesa il gap dell’occupazione femminile .

‘Pagella’ del benessere. Scenario positivo con qualche criticità nella nostra provincia
‘Pagella’ del benessere. Scenario positivo con qualche criticità nella nostra provincia

Giordani

Nella nostra provincia si vive più a lungo, ci sono meno giovani che non lavorano e non studiano, il redito delle famiglie è un po’ più alto, la sicurezza ha indici positivi. E fin qui le luci dell’edizione 2023 del Bes (Benessere equo e sostenibile) riferito alle provincie di Forlì-Cesena elaborato sulla base di 11 indicatori e valorizzato dalla Camera di Commercio della Romagna. E le ombre? Eccole: permane preoccupante il gap tra il tasso di occupazione femminile e maschile, troppi gli incidenti sul lavoro, la retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti (20.778,23 euro) si presenta inferiore ai contesti regionali e nazionali, c’è carenza di aree verdi, pochi i musei. Non malissimo, comunque, benché la 34° indagine sulla qualità della vita nelle provincie italiane de Il Sole-24 Ore collochi Forlì-Cesena solo al 40° posto (classifica generale) che scivola al 68° per giustizia e sicurezza. Ma la nostra provincia si prende una rivincita nella classifica della qualità della vita del quotidiano ItaliaOggi: siamo al 15° posto.

Il tutto fa pensare che più che ad una graduatoria sia più opportuno affidarsi ad alcuni indicatori utili a comprendere e valutare il proprio posizionamento in ciascuna area. Ed eccoli nello specifico quelli valorizzati dalla Camera di Commercio.

Salute. Gli uomini hanno una speranza di vita di 83,4 anni, le donne di 85,2: tutte superiori alle medie nazionali e regionali. Il tasso di sopravvivenza per tumore, 7,3 per 10mila abitanti, ci dice che qui si sopravvive di più rispetto al nazionale (8 per diecimila abitanti).

Istruzione e formazione. L’incidenza di persone tra i 25 e 64 anni con almeno un diploma risulta più bassa della media regionale di tre punti, seppur superiore alla media nazionale; il dato dei laureati ed altri titoli terziari nella fascia d’età 25-39 (33,0%, dato superiore rispetto a quello regionale e nazionale) è in costante aumento.

Lavoro. Positivi i dati sia sul lavoro giovanile (13 punti in percentuale superiore alla media nazionale e oltre 4 punti di quella regionale), come pure il tasso di occupazione complessivo (75,4%), nettamente superiore alla media nazionale e lievemente sopra a quella regionale. Permane elevato il dato degli infortuni sul lavoro, che si attesta a 13,7 per 10mila occupati, superiore al dato regionale e nazionale (rispettivamente 11,4 e 10,2).

Benessere economico. La retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti (20.778,23 euro) si presenta inferiore ai contesti regionali e nazionali con un saldo negativo, importante soprattutto se confrontato con il reddito regionale (circa 3.000 euro in meno); meno marcato il saldo negativo nel confronto nazionale (-1.000 euro circa). Per quanto riguarda il tasso di sofferenza dei prestiti bancari alle famiglie (0,42) appare lievemente inferiore al dato nazionale ed in linea con quello regionale.

Sicurezza. Il tasso di omicidi per 100.000 abitanti, è dello 0,3, migliore della media regionale (0,7) e di quella nazionale (0,5); il dato delle rapine denunciate per 100.000 abitanti, presenta un valore del 29,1, a fronte del 47,8 regionale e 37,4 nazionale, mentre le truffe e frodi informatiche risultano 362,2 ogni 100mila ab., contro il 448,6 regionale e 498,5 nazionale. In aumento il dato sulle violenze sessuali, che si attesta intorno a circa 11,7 casi ogni 100.000 abitanti, tendenza evidenziata anche nei dati Emilia-Romagna (14,2) e Italia (8,9). Ricerca e innovazione. In merito ai settori ad alta intensità di conoscenza il gap è negativo: 29,5%, rispetto al 32,8% regionale e 33,7% nazionale.

Qualita’ dei servizi. La percentuale di bambini (0-2 anni) che ha usufruito di servizi per l’infanzia (28,5%), risulta assai superiore al dato nazionale (15,2%), anche se inferiore al dato regionale (30,9%); così come è particolarmente basso l’indicatore dell’emigrazione ospedaliera in altra regione.