"Porto in scena il coraggio di Elda"

Questa sera Ottavia Piccolo protagonista sul palco del Turroni con "Cosa Nostra spiegata ai bambini"

"Porto in scena il coraggio di Elda"
"Porto in scena il coraggio di Elda"

Un’attrice della levatura di Ottavia Piccolo, l’Orchestra Multietnica di Arezzo e il palcoscenico del teatro "Turroni" di Sogliano al Rubicone. Questi i principali elementi dello spettacolo "Cosa Nostra spiegata ai bambini", che andrà in scena questa sera alle 21, su testo di Stefano Massini, per la regia di Sandra Mangini e che descrive una vicenda realmente accaduta nel 1983, quando Elda Pucci divenne la prima sindaca di Palermo, incarico conferitole dalla Democrazia Cristiana come elemento di novità, ma anche nella convinzione di poterla manovrare. Ma Pucci si rivela persona integerrima, e determinata a contrastare la mafia a tutti i livelli. Ebbe poi l’’ardire’ di dichiarare che il Comune di Palermo si sarebbe costituito parte civile nel processo per la strage che il 29 luglio 1983 uccise il giudice Rocco Chinnici. Tale decisione, dopo 359 giorni di mandato, portò il Consiglio Comunale a sfiduciarla.

Ottavia Piccolo, da tempo dedica attenzione professionale al teatro civile.

"Ci sono argomenti etici che mi stimolano e che faccio di tutto per assecondare. Data la mia lunga storia professionale ora mi piace misurarmi con un teatro che mi rappresenta. Da quando poi la mia strada ha incrociato quella dello scrittore e drammaturgo Stefano Massini lui è diventato il mio autore di riferimento. Il primo grande testo in cui mi sono ritrovata è stato "Processo a Dio", che si immagina venga fatto dopo la Shoah; ma ci sono stati Occident Express (la terribile traversata di Haifa, emblema della migrazione femminile); Donna non rieducabile dedicato ad Anna Politovskaya, 7 minuti (difficile scelta delle operaie di una fabbrica di rinunciare a una pausa dal lavoro per non essere licenziate), ed altri".

Quali sono le parole per spiegare la mafia?

"Se riuscissimo a spiegare Cosa Nostra come ai bambini, tutto sarebbe diverso. Questo diceva proprio Elda Pucci, e si potrebbe cambiare il modo di vedere un problema che c’era e c’è a Palermo, come nel nostro Paese e con ramificazioni in tutto il mondo. Un fenomeno diffuso, pervasivo, ma che non c’è la volontà di sconfiggere. Oggi di infiltrazioni mafiose non si parla quasi più o ci si arrende ritenendole invincibili. Così, non ne usciremo mai. La semplicità di pensiero di Elda ci riconduce all’universo infantile che lei ben conosceva". Qual è il legame?

"Quello che Elda aveva come primario pediatra ospedaliera che non solo curava i piccoli in reparto, ma che andava direttamente a trovare nei quartieri poveri, medicando, portando gratuitamente farmaci, visitando chi non aveva accesso alla sanità. Tra la gente era amatissima per questo le fu risparmiata la vita, ma tra gli atti intimidatori mafiosi subìti, le fu fatta saltare in aria una casa di campagna".

La storia di Elda è narrata a episodi.

"Sono dieci quadri ognuno dei quali porta il nome di un ‘picciruddu’, un bambino: Gegé, Ruggero, Sasà, Ancilina, Nuzzo del rione Calza, i suoi pazienti dei quartieri poveri, che affiorano alla sua memoria come emblematici. C’è anche Totò, un piccolo Riina agli esordi della sua scelta criminosa".

In scena lei veste i panni di Elda?

"Non c’è un’interpretazione in prima persona. Nello stile di Massini entro ed esco dalla narrazione di una donna non sposata, che quando appellavano dottore non si voltava, e signora neppure: "ci sono due errori – obiettava - di sostanza e di grammatica: io sono dottoressa perché laureata e donna".