Reddito di cittadinanza ai fragili "I 35 progetti utili alla collettività"

L’assessore Labruzzo: "Nessun assistenzialismo, abbiamo preso in carico 54 stranieri e 189 italiani"

Reddito di cittadinanza ai fragili  "I 35 progetti utili alla collettività"

Reddito di cittadinanza ai fragili "I 35 progetti utili alla collettività"

di Elide Giordani

"Niente modello assistenzialista ma concrete opportunità per uscire dal bisogno". Coglie l’occasione della risposta ad una interpellanza del gruppo consiliare della Lega, l’assessora ai Servizi Sociali Carmelina Labruzzo, per spiegare come il Comune di Cesena sta operando in merito alla gestione di quella parte del reddito di cittadinanza - che dal 1° settembre ha cambiano nome e faccia (SFL, Supporto per la formazione e il lavoro) - che è destinato alle persone in estrema fragilità, impossibilitate per la natura delle loro difficoltà (carcerati che escono ed entrano dalla prigione, tossicodipendenti, portatori di una qualche disabilità) ad entrare in un percorso lavorativo o formativo costante. A differenza di chi si trova momentaneamente senza lavoro, che viene preso in carico dal Centro per l’Impiego, questa parte degli aventi diritto al reddito sono in carico ai Servizi Sociali. Per loro il Comune ha attivato i cosiddetti Puc, progetti di utilità pubblica, che hanno richiesto all’amministrazione uno sforzo creativo poiché i compiti attribuiti non potevano essere svolti in ambiti già attivi ed occupati da altri lavoratori. Ossia non sono impegni che possono essere assimilati ad attività di lavoro subordinato, parasubordinato o autonomo. E così c’è stato, ma alcuni progetti sono ancora attivi, chi si è occupato della catalogazione della biblioteca del Centro Documentazione educativa, chi ha pulito libri e scaffali, che ha distribuito questionari di gradimento di alcuni servizi comunali, chi ha inventariato i beni presenti nei magazzini comunali, chi ha raccolto i rifiuti nelle aree verdi. E c’è anche chi ha svuotato i cestini al cimitero e spazzato i viali tra le lapidi, chi ha pulito i cartelli stradali e chi ha collaborato con Campo Emmaus per il ritiro di mobilio ed altro messo a disposizione da privati. In tutto 35 progetti che hanno impegnato le persone coinvolte per 8 ore settimanali, e per un massimo di 16, per un compenso sui 350 euro al mese.

Per tanti è stata una soluzione contro l’indigenza assoluta. Ma quante sono queste persone prese in carico dai servizi sociali, delle 4.049 che fino al 1° settembre hanno percepito il reddito di cittadinanza? "Al momento sono 243 - risponde l’assessora Carmelina Labruzzo -, 54 stranieri e 189 italiani, di questi, 79 hanno partecipato a progetti di utilità pubblica. Si tratta di numeri in continua evoluzione perché a cambiare sono le situazioni dei singoli richiedenti". In 70 casi c’è stato anche un impegno nei confronti di tutta la famiglia. I Servizi Sociali, comunque hanno svolto controlli, e infatti da gennaio 2023 ad oggi le revoche del beneficio sono state 35, motivate dal fatto che beneficiari si sono rivelati non in regola con la residenza nel nostro comune, mentre per 24 il diritto è decaduto perché non si sono presentati agli appuntamenti per dare seguito al percorso. "E’ bene ricordare - evidenzia Carmelina Labruzzo - che tutte le persone considerate idonee sono persone fragili, con vulnerabilità significative". I Puc, però, coinvolgono anche alcuni beneficiari, 122 in questo momento sul territorio della Vallata, in carico al Centro per l’Impiego, per i quali si procede caso per caso.