Wirun, corsa del cuore per le donne. In 2mila marciano contro la violenza

Ieri mattina la partenza della manifestazione nell’area del Club Ippodromo con tanta gente: alla testa del corteo c’era la figlia di Sabrina Blotti, vittima di femmicidio il 31 maggio del 2012 .

Wirun, corsa del cuore  per le donne. In 2mila marciano contro la violenza

Wirun, corsa del cuore per le donne. In 2mila marciano contro la violenza

Duemila persone al via. Duemila donne e uomini pronti a gridare il loro sdegno contro la violenza verso le donne. I numeri dell’edizione 2023 della Wirun, ‘Women in run’, che si è svolta ieri mattina con partenza dall’area del Club Ippodromo, sono stati oltre il doppio rispetto a quelli delle precedenti edizioni. Bene, benissimo. O forse no. Perché la miccia della partecipazione in una luminosa giornata di fine novembre, non è stata accesa dalle condizioni climatiche, ma da una tremenda scia di femminicidi e tantissimi altri atti di violenza contro le donne che in questi mesi, in queste settimane e in questi giorni si stanno susseguendo con una frequenza drammatica. Ogni tre giorni in Italia una donna viene uccisa da un uomo. La nostra comunità – di donne e di uomini – non può continuare a sopportare uno scenario del genere e così, mentre i cuori si scaldano, in tanti hanno voluto esserci, concretamente, per devolvere la somma dell’iscrizione alle attività dei centri donna di Cesena e di Cesenatico e anche – forse soprattutto – per testimoniare in prima persona di non essere disposti a continuare ad accettare la violenza. La violenza in generale, perché in effetti ogni tipo di aggressione è sbagliato e nulla può essere ridimensionato, ma quella di genere in particolare. Alla partenza c’erano esponenti delle istituzioni (il vicesindaco Christian Castorri e l’assessora alla mobilità e all’ambiente Francesca Lucchi), dei partiti e del panorama imprenditoriale, ma soprattutto c’erano donne e uomini coi loro pettorali rosa, ognuno dei quali recava un chiaro messaggio contro le sopraffazioni. Erano pronti a correre, a camminare, ad applaudire e a mettere la faccia in una causa non solo giusta, ma doverosa.

Davanti a tutti loro c’era poi Diletta Capobianco, che il 31 maggio del 2012 perse sua madre Sabrina Blotti proprio a causa di un femminicidio e che ora si batte in prima persona per tutelare i diritti delle donne. Niente minuto di silenzio iniziale dunque, perché non è restando in silenzio che si risolve il problema, ma tanti applausi e altrettanto entusiasmo riversati in strada da una comunità che promette di non restare a guardare. Dopo il via di Castorri, il lunghissimo serpentone si è snodato per le strade della città, tra natura e monumenti storici, proponendo due percorsi, uno dei quali inglobava anche la salita della via delle Scalette verso il santuario della Madonna del Monte. Si correva o si camminava, nessuno teneva il tempo. Perché per vincere non si doveva arrivare primi, serviva esserci.