Editoriale

Addio 2023, anno dell’alluvione. Ma per ricostruire serve unità e non scaricare (tutto) sui cittadini

La foto simbolo dell'alluvione in Romagna
La foto simbolo dell'alluvione in Romagna

Bologna, 31 dicembre 2023 – Ieri un abisso di fango, sotto la terrazza della signora di Roversano, borgo alle porte di Cesena. Oggi il fango non c’è più, ma l’abisso è quello della burocrazia, il punto di non ritorno della democrazia, l’infiltrazione malvagia della politica che fa affondare i cittadini, quando invece dovrebbe aiutarli. Per un attino pensate di modificare la fotografia col drone del nostro Luca Ravaglia, che meglio ha cristallizzato i giorni dell’alluvione in Emilia-Romagna, e mettete un mare di scartoffie e fogli al posto della fanghiglia e dell’acqua putrida. Sotto non trovereste più ricordi, mobili, fotografie, auto, risparmi di una vita. Ma si scorgerebbero, ammassati, i progetti di ristrutturazione, i rimborsi, le nuove cucine, gli infissi, il futuro. Il 2023 è stato l’anno dell’’alluvione, la più grande e disastrosa on 500 anni. Il conto della serva: 150-170 millimetri di pioggia caduti in una sola giornata, oltre 65mila frane, danni per miliardi. Il 2024 sarà l’anno della ripartenza?

I SOLDI

Il governo ha messo sul piatto complessivamente sei miliardi e per la prima volta il Ministero dell’Economia si è impegnato a risarcire i beni mobili, non si sa ancora se a forfait o a credito d’imposta. Dunque, i soldi ci sono. Di sicuro nel settore pubblico. E per il privato? Beh, almeno in astratto. Quello che preoccupa, in questa vicenda, è che devono essere le famiglie ad anticipare le somme. Poi arriveranno i rimborsi. Bene, ma non benissimo. Come si può pensare che tutti siano così capienti?

LA BUROCRAZIA

All’inizio i Comuni non riuscivano a chiedere i risarcimenti perché mancavano i tecnici e le pratiche si bloccavano. Ora emerge che le richieste dei cittadini sul portale Sfinge si bloccano perché molti Comuni non hanno nominato i rup (figure ad hoc per i procedimenti) e la struttura commissariale non può che gestire i rallentamenti.

LA POLITICA

Il 2023 è stato l’anno dei litigi, dello scontro frontale, del bipolarismo. Nessuno ha fatto una bella figura. Non vorremmo che il 2024, con le elezioni regionali all’orizzonte e le amministrative in arrivo (in primis a Forlì e Cesena), diventasse l’ultimo definitivo ring. In ballo, qui, non c’è solo la vittoria o sconfitta in una città. Rischia di perdere un’intera classe dirigente.

LE CASE

E’ un problema devastante. Nelle città romagnole non si trova un alloggio in affitto, di sicuro non a prezzi ragionevoli. E la concorrenza del turismo marittimo complica la situazione. Molte abitazioni non sono ancora agibili, l’umidità riemerge come un fiume carsico.

LE IMPRESE

Sono state il vero ammortizzatore sociale. Tanto che non hanno dovuto usare ammortizzatori sociali, incredibile ma vero, alla fine i dati parlano. Cose che possono succedere solo qui, in terre devote al lavoro e dove ci s’ingegna quotidianamente, le terre della caveja (il perno che nei carri teneva fermi i gioghi) orgoglio locale e transnazionale, simbolo di operosità e resistenza.

LE PROSPETTIVE

A preoccupare di più è la montagna ancora ferita. In molti luoghi quasi morente, perché la prospettiva di risanare strade e borghi devastati è davvero lontana. Non ci sono strade da sistemare, ma strade da ridisegnare e orizzonti da immaginare. Si può fare? Si può fare. M solo se il Governo, la Regione e i Comuni lavoreranno insieme. Non come oggi. Non impiccati alle loro bandiere politiche.