Editoriale

Chi ha paura del Professore?

Di qualsiasi orientamento politico un bolognese possa essere, è improbabile che riesca a comprendere la polemica sull'assegnazione dell'Archiginnasio d'oro a Romano Prodi. La proposta arriva dal sindaco e la maggioranza, ovviamente, la sostiene. Poteva semplicemente finire così, col via libera, normale, del centrodestra. Ma questo paese normale non è. Per cui da Fratelli d'Italia si è levato un no categorico e indignato, che ha spiazzato perfino gli alleati. Il motivo: Prodi è di certo un illustre economista, ex presidente dell'Iri, più volte ministro, due volte presidente del Consiglio, presidente della Commissione europea, uno che ha portato orgogliosamente il nome di Bologna nel mondo (anche se bolognese non è). Ma è un nemico. Ovviamente Fratelli d'Italia non argomenta il diniego in modo così brutale, ma questa è la sostanza. Dice il capogruppo Stefano Cavedagna: ''Nessuno discute i ruoli che Prodi ha ricoperto, ma ricordo che il Professore è persona ancora pienamente attiva sullo scenario politico, come dimostrano i recenti commenti di apprezzamento al 'campo largo' e alla necessità di arginare la destra in Europa''. Tutto vero, Prodi è un uomo di parte. E allora? Ha fatto politica tutta la vita, non si capisce perché, a 84 anni suonati, dovrebbe rinunciare a dire la sua per vestire i panni della figurina silente. Oppure vogliamo dire che la politica è una cosa sporca, di cui vergognarsi? Ma allora nessun politico dovrebbe meritare un riconoscimento civico, a nessuno dovrebbe essere intitolata una via o una piazza. A Bologna, per dire, c'è una piazzetta Giorgio Guazzaloca, l'unico sindaco di centrodestra che la città abbia mai avuto, fieramente di parte, visceralmente anticomunista. Gli è stata intitolata da un'amministrazione di sinistra, senza che nessuno ne menasse scandalo. Ma Fratelli d'Italia no, non ne vuole sapere dell'Archiginnasio d'oro a Prodi. E allora viene il sospetto che, a Bologna come a Roma, questa destra non abbia superato il trauma della vittoria elettorale e della conquista del governo. Una vittoria che non sa gestire in modo, appunto, normale, animata com'è da uno spirito di rivalsa (di revanche, direbbero i francesi) nei confronti del nemico. Intendiamoci, la sinistra di Schlein e Conte ci mette del suo, trattando a sua volta la destra non da avversario politico ma da nemico da abbattere. Ma il primo passo per uscire dalla stallo di un'eterna guerra dovrebbe farlo chi ha conquistato la maggioranza nel paese, dimostrando equilibrio e serenità di giudizio. Peraltro, non si capisce cosa la destra abbia da temere. Prodi tifoso del 'campo largo' è coerente con la sua storia di padre dell'Ulivo, una formula politica mitizzata a sinistra che, in realtà, era di corto respiro e infatti si rivelò fallimentare. Lo stesso vale per il 'campo largo', ben avviato sulla stessa china.