Editoriale

Dodici mesi di sorprese. E conflittualità

Se il 2023 è stato per molti versi l’anno del grande assestamento post-Covid cosa deve aspettarsi Bologna dal 2024? L’auspicio è sempre quello di migliorarsi un po’ di più rispetto all’anno prima, di risolvere quei nodi strutturali che ancora bloccano il nostro potenziale inespresso e infine di imboccare con decisione la strada che ci porterà davvero a una città proiettata nei prossimi venti-trent’anni. La realtà, però, è che il 2024 sarà un anno di campagna elettorale permanente. Meglio attrezzarsi subito e prepararsi a dodici mesi di sorprese, dunque. E, prevediamo, di forte, fortissima conflittualità. Inevitabile, considerate le tornate elettorali che ci aspettano. Prima le Europee e amministrative di giugno, poi la madre di tutte le elezioni, le Regionali. Sia che si voti, per queste ultime, nell’autunno 2024, sia che si scavalli alla scadenza naturale del 2025. I due appuntamenti sono strettamente collegati l’uno con l’altro, a partire dalla questione delle candidature. Qui tutto ruota intorno alla figura del governatore uscente, Stefano Bonaccini, alla possibilità di una sua corsa per Strasburgo (cosa che potrebbe fare finire in anticipo la legislatura in viale Aldo Moro), e all’ipotesi di terzo mandato (che piace al Pd, ma anche alla Lega, perché significherebbe sbloccare il terzo giro anche per Luca Zaia in Veneto). Non mancheranno le sorprese né gli effetti sul governo quotidiano e reale del territorio. E non mancheranno le occasioni di scontro tra la maggioranza di governo a Roma e quelle regionali e comunali qui sotto le Due Torri: troppo ghiotta la possibilità per il centrodestra di mettere le mani sull’ultima grande ’regione rossa’, e troppo alta la posta in gioco per il centrosinistra, perché entrambi giochino di fioretto. Tutto lecito, ma a una condizione: che la conflittualità, fisiologica in una democrazia matura, non diventi il pretesto per bloccare lo sviluppo di Bologna per piccoli interessi di parte. E nemmeno l’alibi per giustificare errori e limiti nell’azione di governo e amministrativa.