Editoriale

Il deserto d’agosto e i nuovi orari

Sarà pure vero che gli stranieri faticano a pronunciare ‘ragù alla bolognese’. Lo scoglio linguistico – secondo solo agli ‘gnocchi’, tra le specialità culinarie italiane – di sicuro non tiene lontano i turisti dalle Due Torri. Le stime le aggiorneremo a fine stagione, ma l’indicazione è chiara: quest’anno i numeri degli arrivi paiono addirittura migliori del periodo pre-Covid. E nemmeno le temperature registrate in questi mesi hanno scoraggiato chi voleva visitare Bologna: segno che la nostra città conquista sempre più posizioni tra le mete turistiche internazionali.

Spesso, però, il visitatore si è imbattuto in una città con un numero elevato di serrande abbassate: ad agosto, in periferia, tre esercenti su quattro avevano chiuso per ferie (in centro solo uno su due). Il tema è stato sollevato da Mattia Santori, consigliere delegato del sindaco al Turismo, che ha chiesto più servizi aperti (ristoranti, bar e quant’altro) anche nel periodo agostano. La risposta di Ascom è stata pronta, e c’è la disponibilità di lavorare fin da subito per trovare un modo di incrementare quelle percentuali già dalla prossime estate.

Ma la riflessione sulle aperture estive non può essere disgiunta con quella rivoluzione degli orari su cui, da tempo, l’Ascom stessa insiste. Una sfida ambiziosa, che coinvolge amministrazione pubblica e categorie e che, a settembre, dovrebbe raggiungere un primo importante step, con le proposte delle categorie presentate al Comune. L’obiettivo è armonizzare i tempi della città – dall’accompagnamento a scuola dei bimbi, all’ingresso negli uffici, all’apertura dei negozi – per snellire il traffico e semplificare la vita a decine di migliaia di persone. Obiettivo suggestivo per cui vale la pena impegnarsi.