Editoriale

Il territorio e i segnali per le Regionali

Nel maggio 2019, in occasione della tornata elettorale che, come quest’anno, vedeva unite Europee e amministrative, il nostro territorio fu protagonista di un caso più unico che raro di voto disgiunto. Per l’Europarlamento, infatti, la Lega fece il pieno di voti, pur rimanendo dietro al Pd in termini complessivi. Nelle battaglie per i Comuni, invece, il traino del Carroccio turbosalviniano fu di nessuna (o quasi) utilità per i candidati sindaco del centrodestra, visto che il cambio della guardia si verificò in soli cinque municipi della provincia sui trentanove chiamati alle urne. Un risultato che si spiegava, e si spiega tuttora, in modo piuttosto banale. Gli stessi elettori che con la mano destra avevano votato la Lega di Salvini in Europa, con la sinistra avevano confermato (o concesso) la loro fiducia ai candidati sindaci del centrosinistra. Un segnale che confermava il radicamento del partitone sul territorio, la capacità del gruppo dirigente dem di individuare quasi ovunque i profili giusti per resistere, nelle realtà più piccole, all’ondata sovranista nazionale ed europea e un buon viatico verso le Regionali del gennaio 2020, che proprio grazie al voto compatto di Bologna, città e provincia, presero la strada del bis di Bonaccini. All’appuntamento di quest’anno il Pd e in generale il centrosinistra locali arrivano con ben altre premesse. E non solo perché nel frattempo è cambiato il mondo. La selezione dei candidati è stata molto più faticosa e confusa che in passato (anche perché non si trattava di sindaci uscenti, questo va riconosciuto), provocando strappi e fratture che sarà difficile ricucire. E che potrebbero pesare molto nelle urne. L’indicazione della segreteria nazionale di archiviare le primarie laddove non necessario – oggi i gazebo si aprono a Castel Maggiore, quasi un unicum a livello nazionale, e sarà interessante vedere cosa succederà dopo il voto – ha paradossalmente allargato solchi piuttosto che restringerli. E ha portato, come emerge dalle situazioni di Casalecchio e San Lazzaro, a una confusione che nell’immediato dà l’impressione di una coalizione dall’andatura molto incerta anche nelle sue roccaforti. Per questo i tanti osservatori, a destra quanto a sinistra, che attendono con molto interesse il dato delle Europee per poter ricavare indicazioni utili su come finiranno le prossime Regionali, dovrebbero rivolgere lo sguardo un po’ più vicino a loro: sarà infatti sul territorio che si giocherà la partita vera per decidere chi sarà il prossimo presidente dell’Emilia-Romagna.