Editoriale

Povere Marche

A guardare i numeri c'è da preoccuparsi. E non a caso il sindacato Cgil ha lanciato un grido d'allarme. Speriamo non resti inascoltato. Le Marche sono a rischio povertà. Secondo i numeri che emergono da un'elaborazione di dati Istat da parte di Ires, infatti, nel 2022 l'11,6 per cento della popolazione marchigiana era a rischio povertà in aumento del 3,6 per cento rispetto all'anno precedente. Sale anche la bassa intensità di lavoro dall'11,5 per cento al 13,6 per cento. Tradotto: sempre più persone hanno occupazioni intermittenti e occasionali.

Al di là delle posizioni sindacali, il problema c'è ed è grande. Se una persona su dieci ha seri problemi ad arrivare a fine mese non può che preoccupare tutti, anche in prospettiva. Le Marche sono alla prese con una profonda trasformazione, considerato anche che alcuni distretti, come quello degli elettrodomestici di Fabriano, non tirano più come un tempo. Il turismo c'è, ma ha le sue spine, come ad esempio i collegamenti non agevoli sia per cielo, che per strade che per ferrovie. A questo si sono poi aggiunti eventi estremi, dal terremoto alle alluvioni che hanno messo in luce le tante fragilità del territorio, colpendo al cuore il sistema produttivo. Ci sono intere zone dell'entroterra che si sono spopolate, ad esempio.

C'è tanta forza imprenditoriale, per fortuna, rappresentata da gruppi importanti nel settore dei mobili, delle calzature e del lusso che investono e spingono sulla regione. Così come si cerca di spingere il turismo, pure dall'estero. Ma la povertà c'è e cresce. Ecco perché anche dal pubblico servirebbero interventi mirati, ad esempio sull'occupazione, con incentivi per chi offre lavoro sano e tutelato. Si vedrà come muoversi, questo spetta alle istituzioni, ma intanto bisogna rendersi conto del fenomeno negativo: la povertà c'è, è in crescita e bisogna lottare per diminuirla. Da subito, senza fare finta di nulla.