Editoriale

Silenzio su Muti

Per la prima volta dopo trent'anni a Ravenna non sarà ricordato il gerarca fascista Ettore Muti. Niente più cortei e messe al cimitero in camicia nera, niente raduni di nostalgici, niente polemiche e contromanifestazioni di sinistra. La decisione è arrivata dagli Arditi d'Italia, l'associazione che organizzava l'iniziativa, motivando lo stop a causa delle numerose querele che arrivavano dopo ogni corteo e che producevano onerose spese di difesa. Il tutto pur in presenza di un paio di pronunciamenti del Tribunale di Ravenna secondo cui non c'era alcun reato nell'evento sotto il profilo della legge Scelba. Alla maggioranza dei cittadini di Ravenna probabilmente tutto questo importa poco. Negli anni questa celebrazione si era via via affievolita, la partecipazione era sempre più ridotta, senza contare che dopo la decisione della famiglia del gerarca di spostare le spoglie in un luogo segreto, dal cimitero aveva traslocato a ridosso delle mura del camposanto, vicino a un momento dedicato ai marinai. Ogni anno si sollevavano polemiche da sinistra, se non altro perché i saluti fascisti o i cori pro regime erano all'ordine del giorno più come provocazione piuttosto che per un vero ricordo e commemorazione di Muri. Insomma, meglio così. Dopo decenni è forse ora di chiudere definitivamente con un certo passato. Vero, i ricorsi al tribunale in particolare dell'Associazione partigiani non hanno trovato un riconoscimento nella legge in relazione all'apologia al fascismo, ma hanno ottenuto il risultato che si prefiggevano, cioè quello di evitare che in una città come Ravenna una volta all'anno ci fosse un revival di simpatizzanti del Duce e del regime. Vedremo che succederà nei prossimi anni, anche se è chiaro che probabilmente per Muti non ci saranno più eventi pubblici, né in un cimitero dove non giace più, né vicino al luogo dove è nato in città, anche questo tenuto segreto, né altrove. Qualcosa in privato ci sarà, ma questa è tutta un'altra partita. Ettore Muti, nato appunto a Ravenna, fu segretario del Partito nazionale fascista e militare pluridecorato sotto il Duce. La manifestazione veniva sempre organizzata nella domenica più vicina alla data della sua morte, il 24 agosto del 1943 nella pineta di Fregene, a Roma. Tra l'altro fu ucciso in circostanze mai del tutto chiarite.