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21 giu 2022

Colazione afgana con i profughi

Dopo il ritorno dei Talebani sono 31 i rifugiati dal paese asiatico: "Venire qui per noi è stato come rinascere"

21 giu 2022
Un piatto tipico della cucina afgana. Sono trentuno i profughi accolti nelle strutture di Carpi in arrivo dall’Afganistan
Un piatto tipico della cucina afgana. Sono trentuno i profughi accolti nelle strutture di Carpi in arrivo dall’Afganistan
Un piatto tipico della cucina afgana. Sono trentuno i profughi accolti nelle strutture di Carpi in arrivo dall’Afganistan
Un piatto tipico della cucina afgana. Sono trentuno i profughi accolti nelle strutture di Carpi in arrivo dall’Afganistan
Un piatto tipico della cucina afgana. Sono trentuno i profughi accolti nelle strutture di Carpi in arrivo dall’Afganistan
Un piatto tipico della cucina afgana. Sono trentuno i profughi accolti nelle strutture di Carpi in arrivo dall’Afganistan

Ieri, in occasione della ‘Giornata Mondiale del Rifugiato’, i 31 profughi afgani accolti nel territorio (2 nuclei a Carpi e 1 a Rovereto), hanno preparato una colazione a base di piatti tipici afghani. L’iniziativa si è svolta nella sede di ‘Borgo Fortino’, condivisa con dipendenti e volontari della cooperativa Caleidos, che con l’Unione gestisce il progetto SAI (Sistema Accoglienza Integrazione). In tavola, insieme a bontà nostrane, il ‘boulani’ e il ‘kabulis’, tipici di una cultura gastronomica servita col sorriso anche in segno di riconoscenza verso la gentilezza e disponibilità trovate sul nostro territorio. "Abbiamo deciso di ampliare il nostro progetto di accoglienza per dare rifugio in settembre 2021, dopo un periodo a Roma, a cittadini fuggiti in agosto dalla situazione che tutti conosciamo - spiega Tamara Calzolari, assessore comunale all’Immigrazione -. Sono stati accolti nei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) e ora sono inseriti nel SAI, che abbiamo attivato insieme a Caleidos. E’ stato per noi molto importante dare una risposta di accoglienza, per non lasciarli soli. Per prima cosa abbiamo organizzato i corsi d’italiano, poi c’è stato l’inserimento scolastico: e siamo particolarmente orgogliosi di poter far continuare a studiare ragazze che hanno dovuto interrompere in patria per l’arrivo dei talebani. Il prossimo passo sarà la realizzazione di percorsi di inserimento lavorativo per gli adulti". "Voglio ringraziare l’Unione Terre d’Argine - testimonia una giovane di 22 anni -. Siamo stati accolti dall’Italia, dopo la quarantena, siamo stati assegnati con la mia famiglia ad un progetto CAS di Modena. Per noi è stato come rinascere, questo progetto è stato come un nuovo mondo, con l’Italia che come una ‘mamma’ ci ha insegnato l’italiano, ci ha inserito in scuole e università, ci ha consigliato e accompagnato nel disbrigo delle procedure burocratiche. E’ una testimonianza che mi porterò dentro per tutta la vita".

m.s.c.

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